Consumo di energia: l’Europa fa passi indietro

L'effetto della crisi sul consumo di energia in Europa diminuisce e quest'ultimo torna a crescere, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Nel 2008 l’Unione europea si era impegnata, nel quadro generale degli obiettivi climatici, a ridurre del 20 per cento il suo consumo energetico finale (energia consumata dagli utilizzatori finali (uso civile, imprese..) entro il 2020, rispetto a un’evoluzione programmata secondo uno scenario variabile.

Di fatto il consumo energetico dell’Ue è calato dal 2005, mentre il Pil del 28 stati membri non ha smesso di aumentare in termini reali (eccezion fatta per il periodo di crisi del 2008-2009).

L’obiettivo europeo del 2020 è, di fatto, già stato raggiunto nel 2014, ma non grazie agli sforzi volontari ‒ che sono rimasti modesti ‒ quanto piuttosto a causa degli effetti della “Grande recessione” e dell’aumento dei prezzi del petrolio.

Va evidenziato un fatto inquietante: con il crollo dei prezzi del petrolio avvenuto nel 2014 e la ripresa economica, il consumo energetico (e di conseguenza le emissioni di C02 associate) ha cominciato ad aumentare nuovamente, dato confermato dai dati pubblicati da Eurostat per il 2016. Ed è proprio in quello stesso momento che il prezzo del petrolio ha cominciato a risalire.

L’Ue, quindi, si allontanando dal suo obiettivo, un fenomeno evidente in Germania e Francia, che avrebbero, al contrario, i mezzi per essere da esempio.

  

Lunedì, 12 Febbraio 2018

Traduzione di:

VoxEurop
share subcribe newsletter