Quali sono i paesi europei più colpiti dalla nuova crisi?

Le conseguenze della crisi sanitaria in corso non sono le stesse per tutti i paesi. L’impatto della pandemia e i meccanismi messi in atto per combatterla sono diversi – si possono distinguere quattro gruppi distinti di stati membri. 

L’impatto sanitario ed economico del COVID-19 è stato differente da paese a paese. Queste differenze, purtroppo, potrebbero avere un effetto deleterio sull’avvenire dell’Unione europea: rischiano di aggravare ulteriormente le traiettorie divergenti pre-esistenti alla crisi e, di conseguenza, minacciare la sopravvivenza dell’Ue se questa non mostra assai più solidarietà di quella mostrata durante la crisi della zona euro. 

Per chiarire queste differenze, abbiamo preso in esame prima di tutto i tassi di mortalità di COVID-19 dichiarati all’Organizzazione Mondiale della Sanità nei differenti paesi. Le modalità di calcolo delle vittime possono variare significativamente da uno stato all’altro, ma per il momento non c’è un'alternativa migliore disponibile per misurare l’impatto sanitario di questa crisi. Per quello che riguarda le conseguenze economiche, facciamo riferimento alle previsioni della Commissione europea sulla crescita nel 2020 pubblicate all’inizio del mese di maggio. Basandosi sui valori medi dell’Ue (227 morti per un milione di abitanti al 22 maggio e una recessione del 7,4% quest’anno), gli stati membri si dividono in quattro gruppi.

1. Paesi con un forte impatto economico e un basso tasso di mortalità

Questo primo gruppo riunisce Grecia, Croazia e Lituania. La Grecia, in particolare, figura tra i paesi a più bassa mortalità grazie a delle misure di isolamento restrittive entrate in vigore molto rapidamente. Dovrebbe tuttavia, secondo la Commissione europea, essere anche lo stato membro che subisce le maggiori conseguenze economiche: non solo come diretta conseguenza del lockdown, ma anche a causa del prevedibile impatto dell’epidemia sul turismo, essenziale all’economia greca così come a quella croata. Inoltre, la Grecia è già stato il paese più toccato dalla crisi dell’euro.

2. Paesi con un debole impatto economico e un alto tasso di mortalità

Solo tre paesi europei rientrano in questo gruppo: Paesi Bassi, Svezia e Belgio. Al di là dell'Europa, anche gli Stati Uniti rientrano in questa categoria. Paesi Bassi e Svezia hanno infatti scelto di mettere in pratica solo parzialmente le misure di isolamento: hanno registrato tassi di mortalità relativamente alti, vicini a quelli della Francia, ma dovrebbero subire un impatto economico più contenuto rispetto alla media dei paesi europei. 

Il Belgio, paese densamente popolato, è anche quello con il più alto tasso di mortalità (nonché quello che conta le vittime di COVID-19 in maniera più esaustiva); per quanto riguarda l’impatto economico, invece, si situa al margine di questo secondo gruppo, con una recessione che dovrebbe situarsi nella media dell’Unione. 

3. Paesi con un basso tasso di mortalità e un debole impatto economico

Questo gruppo comprende 16 Paesi, la maggioranza dell’Unione. Vi troviamo, prima di tutto, gli stati membri dell’Europa centro-orientale a eccezione di Lituania e Croazia, i paesi nordici ad eccezione della Svezia, e Germania, Austria e Lussemburgo. Vi si aggiunge anche il Portogallo, vicino della Spagna, che è tuttavia riuscito a limitare sia l’impatto sanitario che l’impatto economico della crisi. L'Europa centro-orientale è stata toccata dalla crisi in un secondo momento e ha adottato misure drastiche molto rapidamente. La sua resistenza durante questa crisi avrà probabilmente delle conseguenze a lungo termine per l’Unione. L’avvenire di quest’ultima dipenderà, per una quota considerevole, dalla capacità dei paesi di questo gruppo, e in particolare la Germania, di mostrare una grande solidarietà nei confronti dei paesi più colpiti.   

4. Paesi con un alto tasso di mortalità e un forte impatto economico

Questo gruppo comprende Italia, Spagna, Irlanda, Francia e Regno Unito, che ormai non fa più parte dell’Unione. Ognuno di questi paesi ha una storia diversa rispetto alla pandemia. L’Italia e la Spagna sono state le prime ad essere colpite in Europa e non sono riuscite a reagire in tempo, prima dell’aggravarsi della crisi. Non è tuttavia questo il caso di Francia e Regno Unito, colpiti successivamente. L’alto numero di vittime di COVID-19 in questi paesi dipende dal ritardo nella reazione dei rispettivi governi, che hanno sottovalutato la gravità della situazione altrove. Questi paesi subiscono le pesanti conseguenze economiche di un lockdown severo e prolungato. 

Questi stati membri, ai quali è opportuno aggiungere Grecia e Croazia, avranno bisogno della solidarietà del resto d’Europa per superare la crisi – questo vale, d’altronde, soprattutto per Grecia, Spagna e Italia, paesi già duramente colpiti dalla crisi dell’eurozona. 

Se non verranno prese misure di solidarietà importanti questa crisi rischia di rafforzare le divergenze all’interno della zona euro e dell’Unione. E non è una cosa da poco: queste divergenze, infatti, erano già una minaccia alla sopravvivenza del progetto europeo prima della crisi attuale; l’assenza di una volontà di superarle potrebbe dare il colpo di grazia all’Ue. 

Traduzioni disponibili
Mercoledì, 03 Giugno 2020

Autore/i:

Guillaume Duval

Traduzione di:

Antida Acierno | VoxEurop
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