Omicidi e suicidi in calo nei Paesi Ue

Negli ultimi 10 anni nell’Ue si sono verificati molti meno omicidi e suicidi. La situazione è meno ottimistica nei Paesi del Nord, mentre al Sud le morti violente sono diminuite. 

Photo: Tony Webster/Wikimedia (CC BY-SA 4.0)

Tra il 2009 e il 2017, il numero di omicidi è diminuito senza sosta in tutta l’Unione europea. Poiché l’ultima serie di dati risale al 2018, la Gran Bretagna figura ancora come uno Stato membro dell’Ue, se non venisse considerata come tale, il quadro generale sarebbe ancora migliore.

Calo del numero di omicidi

Il numero di omicidi volontari è diminuito in 25 dei 28 Stati membri, aumentando solo in tre. Uno di questi ultimi è Malta, dove ci sono stati 4 omicidi nel 2009 e 6 nel 2018, anche se il vero picco si è verificato nel 2017, quando sono stati registrati 7 omicidi volontari. Su più larga scala, la tendenza britannica è stata simile: 708 omicidi nel 2009, 787 nel 2017 e 754 nel 2018. Segue la Svezia: dopo 93 omicidi nel 2009, ce ne sono stati 113 nel 2017 e 108 nel 2018. In 25 paesi dell’Ue, la situazione è chiaramente migliorata, ma di ciò tratteremo in seguito. 

Analizziamo i dati dell’Ungheria, altro stato in cui il numero di omicidi è sceso drasticamente. Secondo i dati Eurostat, in Ungheria nel 2009 sono stati riportati 139 omicidi, contro gli 85 nel 2017 e gli 83 nel 2018. I dati aggregati della polizia ungherese per gli stessi anni mostrano uguale tendenza, nonostante i numeri siano diversi: 158 omicidi volontari nel 2009, 104 nel 2017 e 88 l’anno successivo (suggeriremo i motivi di questa discrepanza in seguito).

Nel complesso, gli omicidi sono diminuiti significativamente in tutta l’Ue, con 6.100 casi registrati nel 2009 e “solo” 4.747 nel 2018. La serie di dati per questo periodo è stata aggiunta alla mappa qui sotto. Dopo aver selezionato l’anno desiderato, è possibile visionare i numeri assoluti cliccando sullo Stato membro.

I Paesi Baltici i più “pericolosi”? 

Non ci sono grandi sorprese in queste statistiche. Si commettono più omicidi nei paesi più grandi rispetto a paesi come il Lussemburgo o la già citata Malta, in cui vi è un omicidio ogni 2-4 mesi. Tuttavia, il maggior numero di omicidi non avviene nello Stato membro più popolato. In Germania vivono più di 83 milioni di persone e nel 2018 si sono verificati 632 omicidi, rispetto ai 779 omicidi della Francia, in cui risiedono 67 milioni di abitanti. Per rendere queste cifre più comprensibili, il tasso di omicidi si calcola su 100milaabitanti. Questo metodo rappresenta un quadro più realistico della frequenza degli omicidi e rende chiaro che gli Stati membri più grandi non sono i più pericolosi. Come si può notare, gli stati baltici sono in cima alla classifica, seguiti da un quarto paese del nord, la Finlandia. I primi paesi sono cambiati negli ultimi dieci anni, come risultato di una forte riduzione del numero di omicidi in Lituania (rispetto agli anni precedenti). Il calo del tasso a livello europeo si riflette anche nella media dei 28 Stati membri: 1,78 omicidi per 100mila abitanti nel 2009 e 1,23 nel 2018. In 10 Stati membri l’indicatore è uguale o superiore, mentre negli altri è inferiore. Tra questi ultimi vi è l’Ungheria, che si colloca al 17° posto tra Irlanda e Austria con un punteggio di 0,85. Il paese dell’Ue con il minor numero di omicidi pro-capite è, senza sorpresa, la Slovenia.

Quando i conti non tornano

Quando si tratta di questi dati, bisogna menzionare la contraddizione tra i dati ufficiali ungheresi e i dati dell’Ue, anch’essi forniti dalle autorità ungheresi. Nel 2019 è scoppiato un importante dibattito su questo tema, quando i dati Eurostat 2015-16 hanno dipinto un quadro significativamente peggiore dell’Ungheria rispetto a quanto mostrato dai dati ufficiali ungheresi. All’epoca, l’Istituto Nazionale di Criminologia ungherese ha rilasciato una dichiarazione spiegando, tra l’altro, che “Eurostat ha incluso i tentati omicidi degli anni 2015 e 2016, mentre negli anni precedenti erano inclusi solo gli omicidi volontari. Possiamo ottenere un risultato rilevante per la differenza annuale degli omicidi volontari solo se consideriamo i numeri degli omicidi volontari nel 2015-2016 (99 nel 2015 e 101 nel 2016), il che significa che il tasso di omicidi in questi anni era pari a 1.”

La dichiarazione ha anche evidenziato che Eurostat ha introdotto un nuovo formato di dati dopo il 2016. Il principio operativo prevede che i dati penali siano raccolti dagli Stati membri sulla base della legislazione nazionale per poi essere integrati in un sistema standardizzato per rendere le cifre comparabili tra loro. Secondo l’Istituto Nazionale di Criminologia ungherese, “il nuovo sistema ha creato delle categorie di reati e gli Stati membri sono responsabili della categorizzazione di tali reati. Poiché i codici penali differiscono da uno Stato membro all’altro, non sempre i singoli reati possono rientrare pienamente nella categoria”.

Bisogno di dati? Cercali!

Qubit.hu, agenzia stampa ungherese, ha cercato di monitorare le cifre richiedendo dati di interesse pubblico. I dati non Eurostat riportati in precedenza includono tali cifre. Tuttavia, nell’elenco sono presenti vari interrogativi. Da un lato, la polizia nazionale ungherese sostiene che i dati sono disponibili solo dal 2009. I dati precedenti sono gestiti dal Dipartimento di coordinamento e statistica di preparazione della legislazione e dal dipartimento di coordinamento del ministero dell’Interno Secondo il Ministero dell’Interno, tuttavia, non possiedono tali dati, il che è piuttosto curioso. Per complicare ulteriormente la questione, questi dati sono, ovviamente, pubblici e accessibili a chiunque, dal cosiddetto sistema di statistiche criminali (EBNyR), dove si può cercare il periodo dal 2013 al 31 giugno 2018. Poiché manca il 2009 e il 2018 è presente solo a metà, abbiamo confrontato i dati del 2017 con quelli forniti da Eurostat e dalla polizia nazionale ungherese: nel 2017, Eurostat registra 85 omicidi, le autorità ungheresi riportano 104 omicidi alla stampa e le statistiche sulla criminalità ne riportano 178. Quest’ultima cifra può essere spiegata dal modo in cui il diritto penale ungherese punisce allo stesso modo l’omicidio e il tentato omicidio, in quanto la premeditazione dell’omicidio soddisfa la definizione legale di omicidio.

Si può quindi sostenere che ogni serie di dati, interpretata da diversi sistemi, corrisponde alla realtà, anche se non esiste una risposta semplice alla semplice domanda “quanti omicidi si sono verificati nel paese in un dato anno?”. Per rispondere ciò bisognerebbe richiedere dei dati di interesse pubblico.

Una questione di clima?

Ora diamo un’occhiata ai tassi di suicidio nell’Ue. Vi è una convinzione diffusa che l’Ungheria sia al primo posto quando si tratta di tassi di suicidio nell’Ue: quest’idea non rispecchia la realtà. Tuttavia, l’Ungheria si colloca più in alto per numero di suicidi rispetto a quello degli omicidi, verso il centro della classifica piuttosto che nella metà inferiore. Tredici dei 28 paesi hanno un numero più alto di suicidi per 100mille abitanti: l’Ungheria (5,48) è infatti a vicina alla media Ue (5,5). Per illustrare le tendenze potenziali, abbiamo confrontato i dati Eurostat del 2011 e del 2017 (nel caso del Lussemburgo e di Cipro, si usa il 2012 invece del 2011, e nel caso della Francia, il 2016 invece del 2017). Le tendenze paneuropee sono simili a quelle osservate negli omicidi, con 0,7 casi in meno per 100.000 abitanti. Ad aprire la classifica è ancora uno stato baltico: la Lituania. Tuttavia, la supremazia degli stati del nord non è più così chiara, in quanto il tasso di suicidio è relativamente alto anche in Repubblica Ceca e a Malta. È chiaro, però, che una percentuale più alta di persone nel nord Europa decide di porre fine alla propria vita rispetto ai paesi più soleggiati: i paesi mediterranei occupano gli ultimi cinque posti.

Abbiamo confrontato le due serie di dati per formare un quadro, privo di qualsiasi fondamento scientifico, per capire dove nell’Ue si rischia meno per la propria vita, sia a causa di altri che di se stessi. Il paese meno sicuro da questo punto di vista è la Lituania, seguita da Finlandia, Estonia e Lettonia. In fondo a questa lista c’è la Slovenia, preceduta da Portogallo, Spagna e Italia, mentre l’Ungheria si trova al 15° posto su 28 Stati membri.

Traduzioni disponibili
Mercoledì, 17 Febbraio 2021

Autore/i:

Laszlo Arato

Testata/e:

EUrologus

Traduzione di:

Giulia Carraro | Voxeurop
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