L’Ue respinge la finanziaria italiana: qual è la situazione negli altri paesi europei?

L’Italia è oggetto di una procedura senza precedenti di respingimento della sua legge di bilancio, ma il governo Conte sostiene che il caso italiano non è il più grave in Europa.

Foto: Marco Verch/Flickr

È una prima assoluta nella storia dell’Unione. Il 23 ottobre, la Commissione europea ha respinto il bilancio italiano per il 2019. Al centro della questione, un governo che non intende ritoccare il suo piano di bilancio e che si fa allegramente carico di un rapporto debito-PIL del 130% e di un disavanzo pubblico del 2,4%. Ottimista nel migliore dei casi, irrealista nel peggiore, Roma spera di compensare con una crescita dell’1,5%.

L’Italia rischia di finire sotto la procedura d'infrazione per i disavanzi eccessivi, il che non è affatto inedito nell’Ue. A proposito dell’Italia, infatti, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Francia non ha nulla da insegnare ai suoi vicini d’oltralpe, dopo aver passato dieci anni sotto la procedura d'infrazione per i disavanzi eccessivi.

Questo meccanismo, che in teoria si applica in caso di superamento della soglia del 3% di deficit fissata dagli stati membri della zona euro, consente alla Commissione di monitorare e sanzionare gli Stati membri in difficoltà. Ma se è vero che la procedura per i disavanzi eccessivi è stata già attivata per la maggior parte di essi, prima d’ora la Commissione non aveva mai compiuto il passo politico di respingere uno dei loro bilanci.

Nel 2009, la crisi finanziaria fece esplodere le finanze europee. La Grecia raggiunse il -15% di disavanzo pubblico. L’anno successivo, l’Irlanda batté il record con il -32%, conseguenza del salvataggio del sistema bancario. Grazie agli 85 milioni di euro di aiuti del meccanismo di stabilità finanziaria, il deficit passò a -12,8% nel 2011. All’epoca l’Italia si difese bene: se il debito è stato sempre molto elevato (il 115 % del PIL nel 2010), il disavanzo rimase relativamente contenuto, a -4,2 % (2010).

Nel 2011 gli stati membri sorvegliati dalla Commissione erano 23 su 27. Solo il Lussemburgo, la Svezia, la Finlandia e l’Estonia, allievi particolarmente diligenti, sono sfuggiti al controllo. Il Regno Unito e la Grecia, al contrario, sono rimasti sotto monitoraggio fino al 2017, mentre la Francia fino al giugno scorso. La Spagna dovrebbe uscirne nel 2019.

Panoramica delle situazioni di bilancio degli Stati membri Ue nel 2017:

Mercoledì, 31 Ottobre 2018

Autore/i:

Zoé Durand

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Anita Bernacchia | VoxEurop

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