In quali paesi si concentra l'atteggiamento negativo verso i mussulmani

Il sentimento verso l’Islam è particolarmente negativo nei paesi baltici e del gruppo di Visegrád, ovvero proprio nei paesi in Europa in cui le persone di origine musulmana sono di meno, rivela un recente studio del Pew Research Center.

Negli ultimi anni il Pew Research Center ha analizzato a fondo la popolazione musulmana europea dal punto di vista demografico. In novembre 2017 il rapporto “Europe’s growing Muslim population” ha messo in evidenza che la popolazione musulmana del Vecchio Continente è in aumento, e questo a prescindere dall’esistenza di nuovi flussi migratori.

Dati utilizzati

Fonte dei datiPew Research Center .

Elaborazioni: aggregazione di dati e dataset.

Note: dati parzialmente incompleti per Cipro, Lussemburgo, Malta e Slovenia.

Periodo di riferimento: 2015-2017.

Le dimensioni del fenomeno migratorio continuano, in ogni caso, ad essere un fattore rilevante che determinerà la potenziale estensione della popolazione musulmana negli anni a venire.

Il Pew Research Center stima che nel 2016 circa il 4,9% della popolazione europea fosse di fede musulmana (a riguardo si veda la nota metodologica sottostante).

Nell’infografica sono elencati i paesi Ue per quote di popolazione musulmana. Cipro (25,4%), Bulgaria (11,1), Francia (8,8) e Svezia (8,1) sono in cima alla classifica, mentre Polonia, Slovacchia e Lituania registrano ridotte percentuali di persone di fede musulmana, seguiti a stretto giro da altri paesi baltici e orientali, oltre che dal Portogallo.

Lo scorso ottobre il Pew Research Center ha pubblicato un altro rapporto che, questa volta, racconta l’atteggiamento dei paesi europei verso le minoranze e fornisce anche dati sull’atteggiamento dei cittadini europei verso le persone di fede musulmana. I ricercatori hanno chiesto agli intervistati se “accetterebbero una persona musulmana come membro della propria famiglia” (la domanda è stata posta solo a individui non musulmani).

Combinare quote di popolazione e atteggiamenti

Stando ai risultati dello studio, in cima alla classifica dei paesi con l’approccio più positivo troviamo Paesi Bassi, Danimarca e Svezia. L’infografica di seguito mostra i risultati dell’indagine: sottolineiamo che la percentuale di “atteggiamenti negativi” si trova sull’asse verticale, mentre i paesi in fondo sono quelli che dimostrano un approccio positivo.

Cipro, Lussemburgo, Malta e Slovenia non facevano parte dell’indagine. Nei 24 paesi restanti, 13 di questi mostrano una maggioranza della popolazione con una visione positiva verso la minoranza musulmana (confrontare i dati al di sotto del 50 per cento sull’asse verticale). In ogni caso, la parte più interessante del grafico riguarda la combinazione delle due variabili: la quota di popolazione musulmana (asse orizzontale) confrontata alla quota di atteggiamenti negativi (asse verticale).

Per osservare meglio questa relazione, abbiamo raggruppato i paesi per macroregioni, inserendo il valore medio per ognuna. Il risultato è che i paesi baltici e del gruppo di Visegrád si distinguono per l’atteggiamento più ostile e, allo stesso tempo, il più basso livello di popolazione musulmana. I paesi nordici e occidentali, invece, che registrano in media le più alte percentuali di cittadini di fede musulmana, sono anche quelli che mostrano l’approccio più costruttivo verso questa presenza.

Nota metodologica:

Nella sezione metodologica del rapporto “Europe's growing Muslim population ”, il Pew Research Center specifica che l’identità religiosa, ovvero “l’essere musulmani”, è basata su una misurazione “sociologica”, piuttosto che “teologica”, dell’identità. Lo standard per la valutazione dell’identità religiosa si basa sulla domanda “In che religione credi, nel caso in cui tu ti riconosca in una religione?”. Dunque lo studio non prende in considerazione i livelli di aderenza a pratiche e credenze ortodosse. Il Pew Research Center dichiara che la domanda è stata posta in quasi la metà dei paesi analizzati, attraverso il censimento statistico o le indagini sulle famiglie, sui quali si basano le stime. Nei restanti casi, le stime si basano su una valutazione di altri tipi di dati, come i registri della popolazione, i dati sull’immigrazione e altri rapporti e fonti.

Lunedì, 11 Febbraio 2019

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
share subcribe newsletter