Europa: le mappe che raccontano le migrazioni nelle aree rurali e di montagna

Il progetto di ricerca MATILDE ha pubblicato il suo primo report. Vi si fornisce una visione alternativa della migrazione nelle aree rurali e di montagna europee. Nell'analisi si va dal Vorarlberg in Austria alla regione di Bursa in Turchia

© Lavonne Bosman

MATILDE  è un progetto di ricerca finanziato da Horizon 2020 che analizza l'impatto della migrazione sullo sviluppo locale delle regioni rurali e montane. Coinvolge 25 partner in 10 paesi europei. Il suo primo report, dal titolo “Rappresentazione cartografica delle regioni di MATILDE e distribuzione dei cittadini di paesi terzi ” contiene una serie di mappe che mirano ad analizzare l’impatto della migrazione sullo sviluppo locale e sulla coesione territoriale nell’arco del decennio 2008-2018, con un focus specifico su 13 regioni rurali e montane europee.

L’obiettivo del report è quello di fornire rappresentazioni visive basate su dati quantitativi, in modo da offrire una visione alternativa a quella altamente mediatizzata e semplicistica che spesso viene servita al pubblico quando si parla di migrazione. Questa, infatti, raramente permette di osservare l’impatto reale dei processi migratori su un dato territorio e sullo sviluppo locale, privilegiando un approccio emergenziale focalizzato sull’arrivo dei migranti nei paesi europei e sulla loro condizione di illegalità.

Perché le regioni MATILDE?

Le 13 regioni di analizzate dal report di MATILDE (che comprendono complessivamente 21 regioni classificate secondo il criterio NUTS 3  elaborato dall’Unione Europea) sono state selezionate in base alla loro tipologia territoriale e alcuni indicatori socio-economici. Come si evince dalla mappa sottostante, tutti i territori sono caratterizzati dalla presenza di almeno una tipologia urbana-rurale di carattere “prevalentemente rurale” o “intermedia”, o dall’essere definiti territori prevalentemente montagnosi.

Tuttavia, pur condividendo la connotazione rurale e/o di montagna, le regioni presentano un certo grado di diversità tra loro, garantito da diverse posizioni geografiche, sistemi legali e istituzionali, caratteristiche fisiche e geografiche, esperienze migratorie e caratteri socioeconomici. Tale diversità influisce sulla capacità dei territori di attrarre e integrare cittadini di paesi terzi (chiamati dal report “Third Country Nationals”, TNCs), nonché sull’abilità di sfruttare appieno il potenziale dei cittadini stranieri al fine di sostenere lo sviluppo locale.

La distribuzione dei cittadini di paesi terzi nelle regioni MATILDE

Osservando la percentuale di cittadini di paesi terzi in relazione alla popolazione totale nelle regioni MATILDE, registrata nel 2018, si nota che i territori con la concentrazione maggiore sono quelli dello stato federato del Vorarlberg in Austria (le due regioni che lo compongono registrano il 9,1% e il 6,4%) e di Bursa, in Turchia (7,4%). Cifre decisamente più alte rispetto a quelle rilevate nella remota regione finlandese della Carelia settentrionale, dove la percentuale di stranieri si attesta all’1,9%. La forbice di oltre sette punti percentuali che divide il valore più alto e quello più basso è facilmente ascrivibile alle diverse caratteristiche dei territori MATILDE.

Altri dati interessanti che emergono dal report sono quelli riguardanti la crescita del numero di cittadini stranieri tra il 2008 e il 2018 e la percentuale di donne provenienti da paesi terzi nelle regioni. La crescita del numero di stranieri più consistente è stata registrata nel circondario bavarese del Regen, che pur contando una delle percentuali più basse sulla popolazione totale (2,8% nel 2018) ha visto la popolazione non nativa crescere del 315% nel corso dei dieci anni presi in considerazione. In generale, tra i paesi che hanno reso i dati disponibili, la Baviera è il caso studio che riporta i dati più alti (tra le regioni che la compongono incluse nel report, il dato minimo ammonta a +42,5%), mentre la provincia aragonese della Huesca è l’unica tra le regioni MATILDE che registra un saldo negativo (-9,4%).

Meno marcata, ma non per questo meno interessante, è la differenza relativa alla distribuzione di genere nelle regioni MATILDE: in tutte tranne due (la contea norvegese dell’Innlandet e la Carelia Settentrionale), la percentuale di uomini supera quella delle donne. Tra il 2008 e il 2018 la percentuale di popolazione femminile di cittadine straniere è aumentata solo nella Huesca e nel Südtirol, pur rimanendo in entrambe le regioni minoritaria rispetto alla controparte maschile.

Infine, osservando l’andamento demografico della popolazione assoluta nelle regioni MATILDE si nota che nella maggior parte delle regioni è avvenuto un aumento di popolazione, quasi sempre dovuto anche alla migrazione. Solo quattro regioni (Ostrobothnia, Bursa, Sudtirol e Vorarlberg) hanno incrementato la loro popolazione grazie a un surplus delle nascite oltre che all’afflusso di cittadini stranieri, mentre quest’ultimo è stato decisivo nella maggior parte degli altri territori. Solo tre regioni MATILDE hanno riportato un calo di popolazione generale: Regen (che fa parte del caso studio Baviera), Huesca e Haskovo. Nelle prime due il surplus di decessi ha superato il guadagno demografico indotto dall’arrivo di cittadini stranieri, mentre nel caso della provincia bulgara dell’Haskovo, la popolazione è diminuita sia a causa del surplus di decessi, sia per colpa dell’emigrazione.

Le mappe incluse nel report intendono rappresentare l'eterogeneità in termini di distribuzione, sviluppo e profili socio-demografici dei cittadini di paesi terzi che vivono nelle regioni MATILDE. Il documento consiste in una panoramica iniziale e un invito aperto a collaborare per chiunque fosse interessato a scavare più a fondo nella vasta gamma di processi migratori che avvengono nelle zone rurali e montane di tutta Europa.

Traduzioni disponibili
Lunedì, 08 Novembre 2021

Autore/i:

Gianluca De Feo

Testata/e:

OBC Transeuropa

Traduzione di:

Ciaran Lawless | VoxEurop
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