Serbia e Ungheria, "parzialmente libere"

Il processo di democratizzazione dei Balcani e dei paesi della regione sta stagnando, o addirittura arretrando. La Serbia è ormai considerato un paese "parzialmente libero", così come l'Ungheria.

Secondo il rapporto annuale sui diritti politici e le libertà civili di Freedom House ormai l’Ungheria è un paese solo “parzialmente libero”: qualcosa senza precedenti per un paese membro dell’Unione europea. Da quando l’attuale Primo ministro ungherese Viktor Orbán ha preso il potere nel maggio 2010, l’Ungheria ha avviato un lento ma inesorabile declino dal punto di vista della democrazia, fattosi sempre più intenso col passare del tempo.

Negli ultimi anni Orbán ha varato leggi atte a limitare l’attività delle ONG e a minare la libertà accademica. Sebbene le contestazioni non siano mancate, un sempre più spiccato controllo delle autorità sugli organi di informazione ha indebolito la vita democratica all’interno dello stato. In meno di dieci anni l’Ungheria si è portata sullo stesso – basso – livello dei paesi dei Balcani occidentali.

Se l’Ungheria è riuscita a entrare nell’Unione europea e ora ne sta attaccando i valori dall’interno, i candidati ufficiali e potenziali all’ingresso nell’Unione continuano a essere fragili dal punto di vista delle libertà democratiche. I piccoli passi in avanti fatti dai paesi dei Balcani occidentali dopo la fine delle guerre sono infatti stati cancellati negli anni successivi, per tutti o quasi i paesi dell’area.

Ad esempio, il paese balcanico che sembrava favorito ad entrare nell’UE entro il 2025, la Serbia, si è riallineato con i deludenti livelli di democrazia e libertà della regione. Come l’Ungheria, secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, la Serbia non è più pienamente libera. L’avvento di Alexandar Vučić al potere ha peggiorato la qualità della vita democratica del paese, attraverso uno stretto controllo sui media e la creazione di reti clientelari pervasive e spesso corrotte.

Nonostante questo scenario difficile, a giugno di quest’anno la Commissione europea dovrebbe aprire ufficialmente i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord. Dovrebbe. I limiti della democrazia di questi paesi sono infatti evidenti: l’Unione europea potrebbe non volersi ritrovare con altri leader illiberali al Consiglio Europeo.