Ridurre il rischio di inondazioni ci costerà caro

Un’analisi del Centro Comune di Ricerca europeo mostra che i Paesi europei dovranno investire, prima del 2100, fino a 2,82 miliardi di euro all’anno per evitare di perdere fino a 1,27 trilioni a causa dei cambiamenti climatici, delle inondazioni e dei conseguenti danni alle coste.

Photo: Leonidrad/Pixabay License

Secondo un nuovo studio, realizzato dal Centro comune di Ricerca (JRC, acronimo in inglese) della Commissione europea e pubblicato dalla rivista Nature Communications, nei prossimi 80 anni i Paesi europei dovranno pagare tra 1,75 e 2,82 miliardi di euro all’anno per rimediare ai danni causati dalle inondazioni. L’ammontare esatto della cifra dipenderà dalla capacità delle economie mondiali di diventare più sostenibili, rallentando quindi il processo di riscaldamento globale o, al nello scenario opposto, , se le emissioni di carbonio si manterranno alle quantità attuali.

In altre parole: secondo due differenti scenari, uno di bassa emissione (RCP 45) e uno di alta (RCP 85), lo scioglimento delle calotte polari e l’innalzamento delle acque sarà rispettivamente più o meno elevato, provocando un innalzamento del livello medio del mare dai 50 agli 80 cm (forse oltrepassando il metro) prima del 2100.

Il rallentamento economico provocato dalla crisi del COVID-19 ha fatto abbassare il consumo di combustibili e le emissioni di gas serra: ironicamente, la Pandemia globale ci sta mostrando a cosa somiglierebbe un abbassamento del riscaldamento globale. La verità è che lasituazione potrebbe precipitare non appena passata la crisi sanitaria. “Nel bel mezzo di una pandemia, mentre i governi spingono aggressivamente per una ripresa economica, le emissioni potrebbero restare al livello di prima della pandemia invece di diminuire come stabilito dagli accordi di Parigi e dal Green Deal europeo”, ha dichiarato Michalis Vousdoukas, autore principale della ricerca condotta dal JRC. “In questo caso, i costi ipotizzati per mitigare le inondazioni rasenterebbero il tetto massimo”.

L’analisi di costi e benefici realizzata dal JRC mostra che, una volta scontati i costi delle misure di protezione, negli scenari di massimo e minimo cambiamento climatico, l’Europa potrebbe risparmiare oltre 200miliardi di euro (96% del costo delle inondazioni) oppure 1,24 trilioni di euro (98%) nei prossimi 80 anni. Ciò richiederebbe di innalzare gli argini sulle coste ad un’altezza di 0,92 o 1,04 cm. 

In altre parole, senza queste misure addizionali, 209,8 miliardi o 1,27 trilioni di euro andranno persi, rispettivamente nel caso più o meno ottimistico, a causa dell’effetto combinato dell’innalzamento del livello dei mari, l’aumento delle mareggiate e delle maree.

Quanto costerebbe l’inazione? Nel migliore dei casi 1612,6 milioni di euro; nel peggiore si potrebbero contare circa 4 milioni di morti tra i 200 milioni di europei che vivono a meno di 50 km dagli oltre 100mila km di coste che si estendono dal nord-est dell’Atlantico e il Mar Baltico, fino al Mediterraneo e il Mar Nero. Questo senza prendere in conto le tendenze attuali, secondo cui le migrazioni verso le zone costiere continueranno. 

Attualmente, le perdite causate dalle inondazioni in Europa ammontano a 1,4 miliardi di euro l’anno (secondo i valori del 2015) e ogni anno circa 100mila cittadini subiscono le conseguenze delle inondazioni che, per la fine del secolo, aumenteranno soprattutto in Francia, Regno Unito, Italia e Danimarca. I primi tre Paesi hanno le coste più estese e vulnerabili, con proprietà di prestigio e infrastrutture vicino al mare, e dovranno, di conseguenza, far fronte ai costi di adattamento più elevati.

Il Regno Unito dovrebbe pagare tra i 522 e i 719 milioni di euro all’anno per il miglioramento delle strutture di protezione (25% del totali degli investimenti europei), molto più degli altri Paesi. La Francia (269-385 milioni di euro all’anno) e l’Italia (180-261 milioni di euro all’anno) pagheranno rispettivamente la metà e un terzo rispetto agli inglesi, ma più della Norvegia (126-296 milioni di euro) e della Germania (125-230 milioni di euro).

L’altezza degli argini necessaria a massimizzare i salvataggi varia a seconda del Paese, dai 31-39 cm a Malta, fino ad un massimo di 2,85-3,43 metri in Belgio. Altri Paesi che hanno bisogno di una protezione più alta rispetto alla media europea sono la Slovenia (2,12 - 2,32m), la Polonia (1,57 - 1,66m), il Regno Unito (1,47 - 1,5m), la Germania (1,42 - 1,44m), l’Olanda (1,30 - 1,53m), la Lettonia (0,83 - 1,35m), e l’Estonia (0,97 - 1,42m). 

Nel Regno Unito i benefici economici in termini di danni da inondazione evitati supererebbero i costi di innalzamento degli argini (costruzione fino al 2050 e manutenzione fino al 2100) in non più di un terzo delle coste, al contrario di Italia e Francia, dove circa la metà verrebbe protetta con profitto. 

I ricercatori del JRC hanno stabilito che, in generale, i costi supererebbero i benefici per il 68-76% della linea costiera europea. Per tale ragione, il suggerimento è quello di innalzare degli argini lungo approssivamente un terzo della costa in tutta Europa, e precisamente dove la densità della popolazione supera i 500 abitanti per km2. In queste aree, degli argini più alti potrebbero salvare dalle inondazioni l’83% della popolazione.

I benefici netti medi (danni evitati rispetto all’investimento nella costruzione degli argini) varieranno da 8,3 (basso carbonio) a 14,9 (alto carbonio) a livello europeo e tra 1,6 e 34,3 a livello nazionale. Ciò significa che per ogni euro investito, i contribuenti dei differenti Paesi risparmierebbero da 1,6 a 34,3€, a seconda del rischio di inondazione e di quanto aumentino le probabilità di pagarne le conseguenze. 

Questi saranno i più alti nelle aree con forte crescita socio-economica potenzialmente esposte a gravi inondazioni associate a delle emissioni prolungate di gas serra. Il Belgio ha la percentuale più alta di coste (85-95%) dove i benefici supererebbero i costi, seguito dalla Francia (58-66%) e dall’Italia (53-59%). A livello regionale, il Devon (Gran Bretagna) avrebbe il beneficio netto più alto (14-60), superando la Puglia (17-49), la regione di Murcia in Spagna (15 e 37), la Loira in Francia (8 e 44) e l’East Anglia in Inghilterra (9 e 44), la regione di Linguadoca-Russiglione in Francia (10e 42), il Merseyside in Inghilterra (15 e 31), e i Paesi Baschi in Spagna (13 e 33).

Nonostante l’applicazione di misure addizionali di protezione, l’Europa soffrirà comunque delle conseguenze, dal punto di vista umano e finanziario, a causa di inondazioni. I danni ineluttabili previsti corrispondono a 8,88 (basse emissioni) o 23,9839 (emissioni elevate) milioni di euro in danni, con 653,39 mila oppure 1343,05 milioni di annegati. Il Regno Unito resterà in testa con 1,77 o 3,6 miliardi di euro di fondi pubblici e tra le 252 e le 536mila persone sott’acqua. 

Nel peggiore dei casi, al di là dei miglioramenti strutturali, Scozia, Irlanda, Danimarca, Romania, Croazia, Cipro, la Sicilia. l’Andalusia (Spagna), la Bretagna e Provenza (Francia) e le aree a sud-est del Baltico, sperimenteranno delle perdite finanziarie di più di 300 milioni di euro prima della fine del secolo. Le popolazioni di Puglia, Croazia, delle isole Ioniche in Grecia, de paesi Baschi, della bassa Normandia e Nord Pas de Calais, di Scozia, Irlanda e il sud-est del Regno Unito saranno quelle più a rischio. In queste aree, degli argini più alti non basteranno a salvare un totale di 15mila persone dall’innalzamento delle acque, se le emissioni di diossido di carbonio non diminuiscono, raggiungendo il livello auspicato dagli studiosi.

Traduzioni disponibili
Mercoledì, 06 Maggio 2020

Traduzione di:

Antida Acierno | VoxEurop
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