Perché la Danimarca o la Francia vinceranno i mondiali

Le statistiche parlano chiaro: i paesi in cui l’imposizione fiscale è più alta, come la Danimarca e la Francia, hanno più chance di vittoria nei tornei internazionali di calcio.

“Il calcio è uno sport semplice: 22 giocatori corrono dietro a un pallone per 90 minuti e alla fine vincono sempre i tedeschi”, sosteneva il calciatore inglese Gary Lineker nel 1990. La frase, entrata nella storia del calcio, è però inaccurata: la verità è invece la seguente. Il calcio è uno sport semplice: 22 giocatori corrono dietro a un pallone per 90 minuti e alla fine vince il paese in cui le imposte sono più alte. Una constatazione di sicuro meno pungente, ma confermata dall’inequivocabile legge del campo da calcio.

Dimostrazione: dopo i campionati europei 2016 disputati in Francia, ci siamo divertiti a osservare i risultati delle squadre partecipanti e il loro livello di tassazione. Risultato: troppe tasse non nuocevano ...al contrario! In quella competizione, i paesi col maggior tasso di prelievo fiscale obbligatorio – ovvero il rapporto tra l’insieme delle tasse, delle imposte e dei contributi previdenziali di un paese e il suo prodotto interno lordo – erano quelli che avevano raggiunto i migliori risultati.

Siamo dunque in grado di rivelarvi che il prossimo 15 luglio la Danimarca sarà il nuovo campione del mondo di calcio, dopo una finale molto combattuta contro la Francia!

Una spesa pubblica efficiente

Il nostro metodo è piuttosto semplice: se due paesi che si affrontano hanno tassi di prelievo obbligatorio distanziati di più di cinque punti percentuali, quello dove è più alto vince. Se la differenza è inferiore ai cinque punti, abbiamo deciso di considerare la partita pari durante la fase a gironi. A partire dalla fase eliminatoria, e sempre in caso di una differenza inferiore ai cinque punti, abbiamo deciso di sostituire all’analisi fiscale la competenza sportiva della redazione di Alternatives Économiques (sic!). Grazie ai suoi 5,15 punti di prelievo obbligatorio in più, la Danimarca dovrebbe battere per un soffio la Francia in finale.

La spiegazione? È abbastanza semplice: i paesi con alti livelli di imposte sono, in generale, i più sviluppati. Grazie alla spesa pubblica e a sistemi di previdenza sociale di qualità, gli abitanti di questi paesi godono di buona salute e hanno tempo libero a disposizione per praticare sport. Inoltre, in ragione degli alti livelli d’investimento pubblico, chi gioca a calcio in questi paesi può allenarsi con attrezzature di qualità, con la guida di un allenatore e all’interno di società strutturate che sono spesso parzialmente sovvenzionate dalla collettività.

Così, il “miracolo islandese” per cui l’Islanda, coi suoi 320mila abitanti, si è potuta qualificare ai quarti di finale del campionato europeo 2016 e poi per la prima Coppa del mondo della sua storia, non è in realtà un miracolo. Il calcio islandese si è potuto sviluppare grazie ad attrezzature sportive di alta qualità e ad allenatori molto qualificati, come hanno constatato i colleghi dell'Equipe Explore.

La Francia nel “gruppo della morte” fiscale

Ora, il tasso medio di prelievo fiscale obbligatorio nei 32 paesi partecipanti alla Coppa del mondo si attesta al 33,5 per cento. Sette degli otto gruppi dei gironi si avvicinano a questo dato medio. Soltanto un gruppo si discosta nettamente: quello della Francia! Questo “gruppo della morte” fiscale riunisce in effetti Danimarca (58,7 per cento), Francia (53,5 per cento), Australia (34,1 per cento) e Perù (22,4 per cento).

Certo, il calcio è uno sport in cui l’incertezza del risultato è fortissima (il migliore vince meno spesso rispetto a quanto accade in altri sport) e potreste avere dei dubbi sulla nostra teoria, ma dateci retta: il vincitore sarà un amante delle tasse.

Un talento da relativizzare

Questo legame ci ricorda anche che il talento dei calciatori (come quello delle altre “star”) è relativo. Non si tratta solo di dote naturale, ma deriva anche dall’educazione e da una costruzione sociale. Questo però non impedisce ad alcuni talenti di emergere “dal nulla”, come dimostrano numerosi giocatori di origini molto popolari.

Ma l’educazione, l’affiancamento e le infrastrutture messe a disposizione sono elementi decisivi per la possibilità di intraprendere carriere ai più alti livelli. Un elemento che il mondo del calcio a volte dimentica quando denuncia l'alto livello delle tasse – o quando pretende di non pagarle, come ha fatto l’Uefa in occasione degli Europei 2016 in Francia.

 

Pronostici dettagliati basati sul tasso di prelievo fiscale obbligatorio di ogni paese

 

Gruppo A:
1) Arabia Saudita (7 punti)
2) Russia (7 punti)
3) Uruguay (3 punti)
4) Egitto (0 punti)
Gruppo B:
1) Portogallo (9 punti)
2) Spagna (6 punti)
3) Marocco (3 punti)
4) Iran (0 punti)
Gruppo C:
1) Danimarca (9 punti)
2) Francia (6 punti)
3) Australia (3 punti)
4) Perù (0 punti)
Gruppo D:
1) Islanda (7 punti)
2) Croazia (7 punti)
3) Argentina (3 punti)
4) Nigeria (0 punti)

 

Gruppo E:
1) Serbia (9 punti)
2) Brasile (4 punti)
3) Svizzera (4 punti)
4) Costa Rica (0 punti)
Gruppo F:
1) Svezia (7 punti)
2) Germania (7 punti)
3) Messico (1 punto)
4) Corea del Sud (1 punto)
Gruppo G:
1) Belgio (9 punti)
2) Inghilterra (6 punti)
3) Panama (1 punto)
4) Tunisia (1 punto)
Gruppo H:
1) Polonia (9 punti)
2) Giappone (4 punti)
3) Colombia (4 punti)
4) Senegal (0 punti)

 

Ottavi di finale

Arabia Saudita – Spagna Danimarca – Croazia Serbia – Germania Belgio – Giappone

 

Portogallo - Russia Islanda – Francia Svezia – Brasile Polonia – Inghilterra

 

Quarti di finale

Spagna– Danimarca Germania – Belgio Portogallo – Francia Svezia – Inghilterra

 

Semifinale

Danimarca – Belgio Francia – Svezia

 

Finale

Francia – Danimarca  
Giovedì, 14 Giugno 2018

Autore/i:

Vincent Grimault

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
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