La qualità delle acque in Europa lascia a desiderare

Lo stato di salute di fiumi, laghi ed estuari europei è in molti casi ben al di sotto degli standard minimi ambientali, e questo è in buona parte dovuto all’inquinamento. Lo rivela un rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente.

Photo: PixaBay

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEE) sulla qualità delle acque in Europa, solo il 40 per cento dei fiumi, dei bacini idrici superficiali, degli estuari e delle acque costiere, raggiunge il livello minimo fissato dalla Direttiva europea contro l’inquinamento dell’acqua.

Adottata nel 2000, la Direttiva istituisce un quadro per la valutazione, la gestione, la tutela e il miglioramento della qualità dell’acqua nell’Unione europea e mira a salvaguardare la salute, l'approvvigionamento delle risorse idriche, gli ecosistemi e la biodiversità. Questa Direttiva ha un obiettivo minimo per gli Stati membri dell'Ue, da raggiungere entro il 2015, che a tutt’oggi risulta essere fortemente disatteso dalla maggior parte degli Stati membri.

Gli estuari sono, sostanzialmente, le aree più inquinate (meno del 29 per cento delle acque raggiunge un livello di qualità pari a “buono” o “elevato”), mentre quasi la metà dei laghi analizzati (una percentuale pari al 49.5 per cento) registra livelli soddisfacenti.

Se la percentuale delle acque di superficie con livello di qualità “buono” o “elevato” nel corso degli ultimi anni non ha subito variazioni significative (nel complesso il 37 per cento), la quota delle acque di superficie il cui stato di qualità non è soddisfacente è passata dal 48.5 per cento al 59 per cento: un risultato dovuto in parte ad un maggior numero di fiumi e corpi idrici analizzati.

L’Estonia, la Slovacchia e la Romania sono posizionate ai primi posti della classifica dei paesi i cui corpi idrici raggiungono un livello di qualità “buono” o “elevato”, mentre la Polonia, il Lussemburgo e la Germania si attestano agli ultimi posti.

Per quanto concerne i laghi, l’Austria, seguita dalla Svezia e dall’Estonia, è il Paese con il numero maggiore di corpi idrici che raggiunge un livello di qualità “buono” o “elevato”, mentre l’Olanda, ancora la Polonia, e la Romania figurano tra gli ultimi paesi in classifica.

Tra i principali inquinanti rilevati nei corpi idrici superficiali vi sono il mercurio, i pesticidi usati in agricoltura, gli scarichi industriali, le acque usate e i rifiuti. L’Agenzia europea dell’Ambiente tuttavia osserva dei miglioramenti per quanto riguarda la presenza di sostanze inquinanti isolate non combinate, “il che indica che gli Stati membri si stanno impegnando a identificare e arginare le fonti di inquinamento”.

Per quanto concerne le acque sotterranee, lo stato di salute dell’acqua è in media nettamente più elevato (il 74 per cento delle aree analizzate raggiunge un livello di qualità soddisfacente dal punto di vista chimico). La principale fonte di inquinamento delle acque sotterranee sono i nitrati, i pesticidi impiegati in agricoltura, le sostanze rilasciate dalle discariche, dai siti industriali e da quelli contaminati. 

Le principali pressioni sullo stato ecologico dei corpi idrici superficiali sono, in ordine di importanza: i cambiamenti morfologici dei fiumi e dei laghi, che incidono sul 40 per cento di quest’ultimi; l’inquinamento da fonti diffuse impiegate in agricoltura e dai nitrati rilasciati dall’acqua piovana (che incidono sul 38% dei corpi idrici); le fonti di inquinamento puntuali (che incidono sul 18 per cento dei corsi d’acqua) e l’estrazione (il 7%).

Il rapporto dell'Agenzia europea dell’Ambiente si basa sulle rilevazioni raccolte dagli Stati membri su 111.000 corpi idrici (l’80 per cento sono dei fiumi, torrenti e ruscelli; il 16 per cento è costituito dai laghi e il 4 per cento dagli estuari e dalle acque costiere), e su 14.400 acque sotterranee nel periodo 2015-2018.

Traduzioni disponibili
Mercoledì, 18 Luglio 2018

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Stefania Paluzzi
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