La Germania tra carbone e gas russo

Una commissione tedesca raccomanda al governo di Berlino di eliminare l'uso del carbone entro i prossimi 19 anni: un ulteriore argomento a favore della costruzione del controverso gasdotto Nord Stream 2. Su cui però sia la Commissione europea che gli Stati Uniti nutrono riserve.

Nella relazione finale pubblicata a fine gennaio, una commissione consultiva ha stabilito che la Germania inizierà a chiudere gradualmente le sue centrali elettriche a carbone da qui al 2038.

“Ce l’abbiamo fatta... È un impegno di valore storico”, ha detto Ronald Pofalla, presidente della sopracitata commissione, lo scorso 26 gennaio. Resta il fatto che il piano di uscita dal carbone — una relazione di 336 pagine — deve essere ancora approvato dal governo tedesco, anche se l’ipotesi di una bocciatura pare improbabile.

La commissione, nominata dalla cancelliera Angela Merkel lo scorso anno, è composta da 28 mebri appartenenti a gruppi di interesse differenti: industriali, ambientalisti, politici e membri della società civile.

Nel 2018, lignite e carbon fossile hanno generato rispettivamente il 22,5 e il 12,8% dell’elettricità tedesca: in totale, un terzo dell’elettricità proveniva dal carbone, il combustibile fossile con le maggiori emissioni di CO2.

Il piano di eliminazione graduale del carbone sarebbe un importante passo avanti per la Germania verso la riduzione delle emissioni di CO2, nonostante queste si siano già ridotte negli ultimi anni.

Va precisato che la Germania si sta già impegnando a eliminare gradualmente l’energia nucleare , fonte “a rischio” per l’ambiente ma sostanzialmente pulita per quanto riguarda le emissioni di gas serra.

Buona parte dell’elettricità in Germania proviene dall’eolico e dal solare, ma la tecnologie attualmente in uso non sono ancora in grado di sviluppare strumenti adatti a immagazzinare tali energie per i periodi senza sole o vento. Per questo è necessario poter contare su fonti di riserva —il carbone nel caso della Germania — ma è possibile che possa venir parzialmente sostituito dal gas naturale in arrivo dalla Russia.

“Siamo di fronte a una questione molto complessa, poiché le uniche fonti di energia in grado di assicurare un rifornimento costante sono carbone e lignite”, ha dichiarato Angela Merkel in un intervento al World Economic Forum a Davos.

Nord Stream 2

Lo stesso intervento ha rivelato il modo in cui la Merkel intende combinare le sue due sfide politiche, vale a dire l’eliminazione graduale del carbone e il controverso progetto Nord Stream 2.

Il Nord Stream 2 è un gasdotto in progettazione attraverso il quale la società russa Gazprom, di proprietà del governo di Mosca, dovrebbe fornire gas naturale alla Germania.

Alcuni alleati Ue della Germania e gli Stati Uniti hanno espresso forte contrasto al gasdotto, in quanto temono che possa sia indebolire l’Ucraina, sia rendere l’Europa troppo dipendente dal gas russo.

La Germania invece è favorevole al gasdotto, la cui costruzione è iniziata  già lo scorso anno sul suolo nazionale. 

Anche la Commissione europea ha espresso vive riserve riguardo al progetto. Nella stessa direzione vanno anche gli gli ambientalisti, che fanno notare come il gas naturale, sebbene produca minori emissioni di CO2 rispetto al carbone, resti un combustibile fossile e il suo uso contribuisce ai danni provocati dal cambiamento climatico.

La cancelliera Merkel a Davos ha sostenuto che “con l’eliminazione di carbone e nucleare è necessario essere sinceri con i nostri cittadini e dire loro che avremo bisogno di più gas naturale”. Ha inoltre aggiunto che il gas naturale “avrà una maggior importanza nei prossimi vent’anni”, riferendosi al dibattito sul gas russo.

“Per questo motivo la discussione sull’origine del gas naturale  è fuori luogo: è chiaro che continueremo a riceverne dalla Russia”, ha detto la Cancelliera.

“Ciononostante cercheremo di diversificare. Acquisteremo anche gas liquido, probabilmente dagli USA e da altri fornitori”.

La commissione tedesca del carbone, tra le altre cose, aveva espresso il timore che la Germania, con questa operazione, stia semplicemente “esportando” le sue emissioni di CO2, con il passaggio dall’energia autoprodotta all’energia importata.

Il 27 gennaio, l’Istituto Ifo di Monaco di Baviera ha criticato la relazione della commissione. “Secondo i calcoli effettuati dall’Istituto Ifo, l’abbandono del carbone è in parte compensato dall’importazione di energia nucleare e fossile da Polonia e Repubblica Ceca”, ha dichiarato in un comunicato stampa .

Lunedì, 28 Gennaio 2019

Autore/i:

Peter Teffer

Testata/e:

EUobserver

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop

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