L'assenteismo degli eurodeputati a Strasburgo

La partecipazione alle sessioni plenarie dell’Europarlamento spesso è poco più che simbolica. In alcuni casi le spiegazioni sono sensate, e alcune modalità del confronto istituzionale potrebbero essere riviste. Ma in un momento in cui l'immagine e la funzione stessa dell'Unione sono messe alla prova, gli eurodeputati dovrebbero impegnarsi a non disertare i dibattiti importanti.

Foto: European Parliament/Flickr

La stampa non è morta, almeno non al Parlamento europeo. Il 15 gennaio scorso, durante una sessione plenaria con il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, due eurodeputati tedeschi del centrodestra leggevano quotidiani.

Avevano trovato qualcosa di divertente, evidentemente. L’eurodeputato Werner Langen ha mostrato la copertina del quotidiano Bild al collega del Partito Popolare Europeo (Ppe) Jens Gieseke, che si è messo a ridere. Sembra che Langen trovasse il contenuto del Bild e di altri quotidiani ben più interessante degli interventi dei suoi colleghi in risposta alla dichiarazione di apertura di Kurz. Gieseke, addirittura, è stato visto scrivere cartoline.

Non è per puntare il dito con questi due eurodeputati in particolare, o in generale con il Ppe, prima forza politica dell’Europarlamento: il comportamento dei parlamentari europei durante la sessione plenaria a Strasburgo, indipendentemente dalla nazionalità e dal partito, sarebbe inaccettabile anche per dei bambini delle elementari: c’è chi si sposta per parlare con altri, chi esce dall’aula per telefonare, chi aggiorna i social su smartphone o tablet.

A un certo punto perfino lo stesso Kurz sembrava non prestare attenzione agli altri interventi, intento a scrivere sullo smartphone. La presenza del cancelliere era finalizzata alla discussione degli obiettivi raggiunti durante la presidenza austriaca Ue. A loro discolpa, si potrebbe dire che lo smartphone sia servito a twittare commenti sulla discussione in atto. Ma l’eurodeputato Wim van de Camp (Ppe) ha dichiarato all’EUobserver che durante la plenaria ha visto un collega visitare un negozio di scarpe online.

Almeno c’erano

Gieseke, Langen ed altri almeno hanno fatto lo sforzo di presentarsi in Parlamento. Al momento dell’intervento di Kurz, martedì mattina alle 10:30, l’EUobserver ha contato solo 52 presenti in aula su un totale di 720, presidente escluso. Il numero di eurodeputati ha raggiunto quota 132 a fine seduta, la quale si è rivelata una serie di brevi interventi piuttosto che un dibattito. C’era una stretta correlazione fra gli applausi che riceveva un membro e la vicinanza del suo partito all’ideologia di Kurz.

La modalità di svolgimento del dibattito era uno dei motivi dell’assenza di molti deputati: non c’era possibilità di effettuare interventi spontanei, si assisteva solo a discorsi pronunciati da ciascuno degli otto gruppi politici (più un membro indipendente), come già deciso in precedenza. Per questa ragione gli eurodeputati potevano anche seguire il dibattito su schermo nei loro uffici.

Un’altra motivazione fornita a EUobserver è la mancanza di argomenti su cui dibattere, considerando i sei mesi precedenti: un dibattito col primo ministro rumeno avrebbe certamente attirato più eurodeputati, dato che l’Austria ha passato il testimone alla Romania lo scorso primo gennaio. Ma anche la leader rumena, Viorica Dăncilă, si era trovata davanti un piccolo gruppo (69 europarlamentari) durante il suo intervento all’assemblea Ue il giorno precedente.

Mi dispiace che se ne sia andato

Il leader liberale belga Guy Verhofstadt ha pesantemente criticato il primo ministro rumeno, rappresentante del centrosinistra; Verhofstadt si è detto preoccupato della situazione dello stato di diritto in Romania, membro Ue dal 2007. Ma al momento della risposta di Dăncilă, l’ex-primo ministro belga se n’era già andato: “Signor Verhofstadt, mi dispiace che lei abbia già lasciato l’aula”, ha commentato.

I dibattiti con i capi di governo sul futuro dell’Europa, introdotti dal presidente dell’europarlamento Antonio Tajani in seguito alla Brexit del 2016, hanno funzionato meglio di quelli sulla presidenza Ue. Un numero leggermente più alto (200) di eurodeputati ha presenziato al dibattito con il premier spagnolo Pedro Sánchez, lo scorso 16 gennaio. Il tutto è durato 40 minuti più del previsto, poiché molti eurodeputati volevano commentare o rivolgere domande a Sanchez.

Impegnatissimi

Ska Keller, eurodeputata tedesca dei Verdi, ha riferito a EUobserver che è sbagliato aspettarsi un’affluenza massima a tutte le plenarie; questo succede solo quando è necessario votare provvedimenti legislativi. Contemporaneamente alle 12 sessioni annuali a Strasburgo, gli eurodeputati sono impegnati anche in incontri con i loro gruppi politici, giornalisti, visitatori, e in discussioni sui progetti di legge.

“Non mi aspetto che tutti siano presenti; se così fosse, allora significherebbe che stanno tralasciando altri impegni”, ha affermato Keller, “Abbiamo un’enorme quantità di fascicoli sulla scrivania. Siamo tutti impegnatissimi”.

Inoltre, la maggior parte dei negoziati politici viene portata avanti a Bruxelles, a livello delle singole commissioni. Ripresentarli a una plenaria è una pura formalità. L’eurodeputato olandese Wim van de Camp, per esempio, ha presentato una risoluzione sulla guida autonoma lunedì sera, alla presenza di 4 persone: “Non sono permaloso e passo oltre, ma è stata una vera delusione”, ha dichiarato.

Sia lui, sia altri colleghi hanno notato che le assenze di massa non riguardano solo l’europarlamento. “Se esaminiamo i vari parlamenti nazionali, noteremo esattamente la stessa cosa: ci si lamenta di continuo dell’assenteismo, a meno che non stia accadendo qualcosa di politicamente fondamentale”, ha dichiarato l’eurodeputata britannica Jean Lambert (Verdi).

Questo può essere vero, ma c’è una sostanziale differenza. Il livello di governo europeo non è così evidente come quello nazionale: l’esistenza e la necessità della stessa Unione europea sono duramente messe alla prova, ora che un importante stato membro sta programmando di andarsene. Questo è il motivo per cui sono maggiormente criticati i processi decisionali comunitari a porte chiuse, sebbene siano considerati perfettamente accettabili a livello nazionale.

Ora più che mai gli europarlamentari devono dare il meglio di sé. A livello individuale potrebbero ritenere ingiusto essere controllati più spesso che a casa, e forse hanno ragione. Ma le conseguenze delle loro azioni sull’immagine della politica europea non devono essere sottovalutate. Il Parlamento europeo ha dovuto lottare per farsi prendere sul serio dai capi di governo. I cittadini che a maggio voteranno la prossima generazione di eurodeputati si aspettano che i loro rappresentanti europei non disertino i dibattiti importanti con i leader europei. Se la modalità di svolgimento dei dibattiti non è abbastanza attraente, il Parlamento è liberissimo di cambiarla.

Un altro cambiamento importante potrebbe essere l’ordine degli interventi: attualmente l’ospite fa un intervento e poi a rotazione è seguito dalle risposte di altri eurodeputati, secondo la dimensione dei gruppi politici.

Va riconosciuto, a suo merito, che la premier rumena Dăncilă si è freneticamente annotata tutto nel corso della sessione, cercando di rispondere personalmente a ogni membro. Ma ci sono anche casi di commissionari Ue che hanno risposto contemporaneamente a tutti in modo confusionario, in modo da poter rispondere solo alle domande più facili.

Niente di nuovo

L’assenteismo durante i dibattiti con i capi di governo non è nuovo . Secondo il libro The European Council del giornalista olandese Jan Werts, a un dibattito sulla presidenza del 2005 non si presentò nemmeno il 10% degli eurodeputati. Nel 2017 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha definito l’Europarlamento “veramente ridicolo” per aver disertato l’intervento del premier maltese, ma 6 mesi dopo non ha commentato quando il premier estone si è similmente ritrovato a parlare di fronte a un esiguo pubblico . Le assenze di massa sono però significative per gli oratori, che hanno bisogno di percepire un forte monitoraggio delle loro azioni da parte dei parlamentari europei democraticamente eletti.

Il Commissario europeo per la stabilità finanziaria, Valdis Dombrovskis, ha sollevato la questione in occasione del dibattito del 15 gennaio con il capo della Bce. “Un dibattuto sulle attività della Banca centrale europea all’Europarlamento è un’importante manifestazione di responsabilità democratica”, ha affermato. Ma stando ai dati di EUobserver, solo 30 deputati erano presenti in aula ad ascoltare l’intervento di Draghi. Considerando quanto sia importante l’euro nella vita quotidiana dei cittadini e, di conseguenza, quanto debba esserlo anche il controllo democratico della Bce, che opera in modo indipendente, il contrasto con il dibattito del giorno successivo è stato ancor più evidente: la mattina del 16 gennaio più di 200 eurodeputati si sono presentati a un dibattito iniziato alle 8:30. La discussione verteva sul risultato del voto della camera dei comuni riguardo all’accordo sulla Brexit: una questione senz’altro interessantissima, ma per la quale i parlamentari europei non possono fare assolutamente nulla.

Forse è opportuno che ognuno riconsideri le proprie priorità.

Venerdì, 18 Gennaio 2019

Autore/i:

Peter Teffer

Testata/e:

EUobserver

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop

Tags

Politica

subcribe newsletter