L'Ue cerca un equilibrio per il dopo Brexit

I leader dell'Unione si riuniscono il 15 dicembre per discutere del futuro dell'eurozona, che avrà un peso molto maggiore nell'economia dell'Ue dopo l'uscita del Regno Unito.

La Brexit non cambierà i rapporti tra i paesi membri Ue che hanno adottato l’euro e quelli che non l’hanno fatto. Tutti i 27 membri pensano uniti al futuro della zona euro, ma si dovranno riconciliare settori diversi

Venerdì 15 dicembre i leader Ue discuteranno il futuro dell’Unione economica e monetaria (Uem), che costituisce uno dei temi principali in agenda per rilanciare l’Unione dopo la Brexit.

 

È significativo il fatto che la discussione avverrà in un “formato inclusivo”, cioè a 27 invece che ristretta ai 19 membri dell’eurozona. “Questo atteggiamento inclusivo può essere utile a coloro che si preparano a entrare nella zona euro”, spiega un rappresentante Ue, che ha aggiunto che “una vasta maggioranza di stati membri ha adottato l’euro, ma esistono interessi in comune coi paesi fuori dalla moneta unica”.

 

Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione europea nel 2019, l’eurozona rappresenterà il 70 per cento dei paesi membri e l’85 per cento del Pil dell’intera Unione, e ciò cambierà l’equilibrio economico e politico all’interno dell’Ue.

 

 

 

Inoltre, la Brexit porterà alla riduzione delle differenze degli indicatori medi tra l’eurozona e l’intera Unione, ad esempio l’inflazione.

 

 

Sebbene l’irrobustimento e il rafforzamento dell’eurozona sembrino necessari a consolidare l’attuale ripresa e a superare crisi future, hanno anche sollevato dubbi a proposito dell’organizzazione dell’intera Ue.
 Janis Emmanouilidis, del think tank European Policy Centre (Epc), ha spiegato a Euobserver che “esiste la crescente sensazione che l’Ue a 27 sarà dominata dall’Ue a 19”. Inoltre, ha evidenziato che “con l’uscita del Regno Unito e i dibattiti sull’Europa a due velocità e sui membri più forti, alcuni paesi hanno l’impressione che potrebbero essere messi da parte.”

 

All’inizio di dicembre, la Commissione europea ha proposto una serie di misure per creare un Fondo monetario europeo, completare l’unione bancaria e creare un ministro delle finanze Ue. Emmanouilidis sostiene che la Commissione si è mostrata “molto cauta” nel suo approccio, poiché “è consapevole dei potenziali rischi e vorrebbe perciò evitarli”.

 

L’esecutivo Ue non ha proposto un bilancio dell’eurozona con capacità d’investimento, com’era stato suggerito dal Presidente francese Emmanuel Macron. Ha invece espresso la volontà di usare parte del bilancio dell’Unione per sostenere le riforme in tutti gli stati membri, in particolare quelli fuori dalla zona euro, per aumentare la convergenza tra i paesi, sia che abbiano adottato l’euro o no. La Commissione ha insistito nel sostenere le proposte contenute nel pacchetto, in quanto “rispondono ai bisogni e agli interessi sia dei paesi dell’eurozona sia degli altri membri, in quanto parti interdipendenti dell’Unione economica e monetaria”.

 

Inoltre, un diplomatico di un paese membro fuori dalla zona euro ha segnalato che “non ci sono dimensioni interne ed esterne all’eurozona: ciò che avviene al suo interno ci riguarda sia dal punto di vista economico sia da quello politico.” “È per questo che è così importante partecipare alla discussione.” Il diplomatico ha messo in luce il fatto che “la Brexit sta modificando l’equilibrio di poteri e la proporzione tra eurozona e gli altri paesi fuori dalla moneta unica”.

 

“Questa è una realtà complicata”, ha aggiunto, spiegando che “senza il Regno Unito, se pensiamo in termini di maggioranza qualificata, sarà più semplice per i paesi dell’eurozona promuovere misure legislative con l’obiettivo di riformare l’architettura economica dell’Unione.” Ha inoltre spiegato che il suo paese dovrà adattarsi “a livello tattico e strategico” ed “entrare in una relazione più stretta coi paesi membri dell’Unione europea.”

 

 

Un diplomatico di spicco di un paese dell’eurozona ha tuttavia evidenziato che “ci deve essere una responsabilità specifica per i 19 paesi dell’euro”, spiegando che “le decisioni che devono essere adottate riguardando gli appartenenti alla zona euro. È necessario distinguere le due dimensioni”. La discussione che avverrà venerdì si occuperà delle proposte della Commissione e di altre idee promosse da Macron, dai ministri delle finanze Ue e da altri attori. Un funzionario Ue di alto grado ha affermato che “la domanda al centro del dibattito è se dare priorità alle aree su cui si è manifestata ampia convergenza.”

 

In una nota inviata ai leader Ue prima dell’incontro, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha annunciato che c’è "ampia convergenza" su tre punti: realizzare una protezione comune per il fondo di risoluzione unico del sistema bancario; sviluppare un fondo monetario europeo; introdurre un sistema europeo di garanzia dei depositi.

Tusk ha aggiunto che restano divergenze su altre questioni, come la semplificazione e il rafforzamento delle norme fiscali, la creazione di una capacità fiscale comune e la nomina di un ministro dell’economia e delle finanze europeo.

 

“Il dibattito può essere abbastanza diretto, ma va bene così”, ha spiegato il rappresentante Ue, mentre un secondo rappresentante dell’Unione ha affermato che la discussione sarà “delicata e molto aperta”, evidenziando la presenza di un “elefante nella sala”.


“Il dibattito si concentrerà attorno all’equilibrio tra riduzione del rischio e condivisione del rischio, e i possibili passi successivi” ha spiegato.

 

 

La discussione metterà a confronto due campi opposti, che New Pact for Europe, un progetto sul futuro dell’Unione europea che coinvolge numerosi think tank tra cui l’Epc, in un recente rapporto ha definito il campo 'responsabilità e competitività' e il campo ‘solidarietà e attenzione’. Il primo, che insiste su norme più strette per ridurre i rischi, è guidato da Germania, Paesi Bassi, Austria e altri paesi come Slovacchia ed Estonia, mentre il secondo gruppo è rappresentato da Francia, Italia e Portogallo.

 

Emmanouilidis dell’Epc ha spiegato che “se non ci sarà equilibrio tra i due gruppi, sarà complicato fare progressi” verso il completamento dell’Unione economica e monetaria. Ha inoltre evidenziato che “la svolta arriverebbe con una proposta franco-tedesca”, che potrebbe tentare di raggiungere un equilibrio tra i due campi. Ma in mancanza di un governo in Germania, la proposta, e di conseguenza una breccia a livello europeo, non andrà in porto prima della prossima primavera. Nel frattempo, secondo Emmanouilidis “il dibattito non avanzerà molto”.

 

Sull’agenda dei leader europei, ovvero il calendario dei lavori fissato da Donald Tusk fino alla primavera 2019, le prime decisioni sul futuro dell’eurozona sono previste per giugno prossimo.