Facebook cura la sua immagine a Bruxelles

Dal 2013, Facebook continua a rafforzare le sue azioni di lobbismo presso le istituzioni europee.

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Facebook è regolarmente al centro di controversie legate all’uso dei dati condivisi dai suoi utenti, com’è avvenuto nel 2013 all’indomani delle rivelazioni di Edward Snowden o più recentemente nel caso Cambridge Analytica . Il social network si sforza dunque di rassicurare e lustrare la propria immagine, non solo verso gli utenti ma anche verso le istituzioni. È per questo che costruisce la sua rete e amplia la sua influenza sia a Washington sia a Bruxelles.

Da entrambi i lati dell’Atlantico, la società di Mark Zuckerberg intensifica la sua attività di lobbismo. In Europa, Facebook sta diventando uno dei gruppi più attivi presso le istituzioni comunitarie, alla stregua di Microsoft e soprattutto Google, altri due membri del celebre Gafam (Google-Amazon-Facebook-Apple-Microsoft), e appare già tra le dieci aziende che investono di più nell'attività di lobbying presso le istituzioni europee.

Forte dei suoi 2,2 miliardi di utenti attivi, Facebook dichiara nel registro della trasparenza dell’Unione europea che la sua “missione è dare alle persone il potere di condividere e di creare un mondo più aperto e connesso”. Obiettivo riaffermato da Zuckerberg nel suo manifesto di febbraio 2017 , in cui sostiene che “il progresso richiede ormai che l’umanità si unisca in una comunità globale”.

Un ingresso progressivo

A Bruxelles, vengono regolarmente organizzati incontri tra rappresentanti di Facebook e i commissari europei o i loro membri di gabinetto; a febbraio 2018, la Commissione europea registrava 67 incontri a partire dall’insediamento della commissione Juncker nel 2014. Gli incontri si concentrano su tematiche legate allo sviluppo di internet all’interno dell’Unione europea, come la creazione del mercato unico digitale, le misure di protezione dei dati o la battaglia contro le fake news.

L’entrata di Facebook sulla scena europea è avvenuta timidamente: nel 2012, anno della sua iscrizione al registro della trasparenza dell’Unione, Facebook dichiarava due impiegati presso le istituzioni europee e spese in ambito di lobbying comprese tra i 400mila e i 450mila euro. Il social network, in seguito, si è piano piano espanso, aumentando le spese e il numero di collaboratori.

Nel 2013, all’inizio della revisione del regime di protezione dei dati nell’Ue, Facebook ha aumentato le spese dedicate al lobbismo e ha reclutato sei nuovi lobbisti. Il 2017, anno dell’ultima dichiarazione sul regime di trasparenza, segna un nuovo record per Facebook: le sue spese dichiarate sono oramai comprese tra i 2,25 e i 2,5 milioni di euro e il numero di lobbisti a Bruxelles è salito a 15 (7,2 in equivalente tempo pieno), di cui quattro possiedono un accredito presso il Parlamento europeo.

La rete Facebook

Per migliorare il lavoro dei suoi lobbisti, Facebook s’inserisce nella stessa rete dei suoi colleghi Gafam. Come la maggioranza delle aziende presenti a Bruxelles, il social network si è affidato a consulenti specializzati. Queste agenzie offrono la loro professionalità in materia di relazioni e di politiche pubbliche, ma anche la loro conoscenza degli ingranaggi delle istituzioni europee. Nella sua guida Lobby Planet, il Corporate Europe Observatory spiega che le loro prestazioni spaziano dalla “ripulitura dell’immagine” a pratiche afferenti al cosidetto “greenwashing”, passando per la “creazione di gruppi ad hoc per attuare gli interessi” dei loro clienti.

Facebook espande la sua rete di lobbismo integrando associazioni professionali, che sono spesso le stesse alle quali sono affiliati gli altri Gafam. Questi accordi tra imprese di uno stesso settore economico danno più peso alle azioni di lobbismo condotte a nome dei loro membri. In questo modo, Facebook coordina le sue azioni presso le istituzioni europee con gli altri membri Gafam e con altri giganti del mondo digitale e delle telecomunicazioni all’interno di queste associazioni.

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Coinvolto nello scandalo Cambridge Analytica, Facebook è chiamato a rendere conto della sua capacità di proteggere la vita privata e i dati dei suoi utenti. La Commissione europea esige risposte e Mark Zuckerberg ha testimoniato davanti al Congresso degli Stati Uniti il 10 e l'11 aprile. Facebook ha intanto risposto aumentando ulteriormente la sua presenza a Washington e pubblicando diverse offerte di lavoro per lobbisti basati nella capitale americana.

Martedì, 10 Aprile 2018

Autore/i:

Antoine Vergely

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop

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