Come i mezzi d'informazione e i politici olandesi coccolano i populisti

Le elezioni locali del 21 marzo hanno mostrato ancora una volta quanto i politici e i mezzi d’informazione tradizionali siano disconnessi dalla realtà

Manifesti dei partiti politici per le elezioni comunali del 2018 all'Aja. Foto: Tukka | Wikimedia commons

Lo stravagante populista rosa Pim Fortuyn non potrà mai ammirare la sua eredità politica. È stato ucciso a sangue freddo nel maggio 2002, appena nove giorni prima che il suo partito, List Pim Fortuyn (Lpf), ottenesse un punteggio record per un partito di nuova formazione ed entrasse direttamente in un governo di coalizione di destra.

Nonostante la coalizione sia crollata dopo appena 89 giorni e il partito abbia fatto la stessa fine nel giro di sei anni, in entrambi i casi in ragione di lotte interne al Lpf, il fantasma di Fortuyn infesta ancora la politica olandese. Quasi ogni elezione dall’ascesa del partito di Fortuyn ha riguardato “l’elettore Lpf” e le elezioni del 21 marzo non hanno fatto eccezione.

Ad Amsterdam, gli ex centristi cristiano-democratici hanno impostato la loro campagna su un forte programma autoritario, che nell’era post-Fortuyn ha sempre una valenza nazionalista, mentre la città di Rotterdam ha organizzato un “dibattito sull’Islam” in cui, com’era prevedibile, il Partito della Libertà (Pvv) di Geert Wilders e il “partito turco” Denk si sono scontrati, per la gioia dei media locali e nazionali.

Al ballottaggio, i mezzi d’informazione olandesi erano fanaticamente concentrati sul nuovo arrivato nel blocco dei populisti di destra, il Forum per la democrazia (Fvd), guidato da Thierry Baudet, autoproclamatosi “più grande intellettuale dei Paesi Bassi”. Tuttavia, il partito si è presentato solo ad Amsterdam, mentre a Rotterdam ha stretto un’alleanza con la più grande forza politica della città, Leefbaar Rotterdam (Rotterdam vivibile), l’unica parte ancora esistente del partito di Fortuyn. I media internazionali non si sono fatti attendere: la rivista online Foreign Policy arriva addirittura a proclamare “La nuova sindrome olandese è il nazionalismo bianco”.

Non sorprenderà dunque il fatto che la prima reazione internazionale di fronte alle proiezioni sui risultati riguardasse l’Fvd. Basandosi sugli exit poll, la Reuters ha divulgato una notizia rapida intitolata “New Nationalist Party Takes Two Seats In Amsterdam” (Un nuovo partito nazionalista ottiene due seggi ad Amsterdam). Potrebbero anche raggiungere tre seggi, tanti quanti ne hanno ottenuti Denk e il Partito degli animali (Pvdd), su un totale di 45! Infatti, il sei per cento circa ottenuto alle elezioni lo rende l’ottavo partito della capitale e rappresenta appena più di un terzo del risultato che il partito registra a livello nazionale.

Come si legge questa mappa:

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Un altro lascito di Fortuyn è che la “sua” città, Rotterdam, è in primo piano nella politica (locale) olandese del XXI secolo. “Brawlers Leefbaar e DENK dominano la battaglia elettorale a Rotterdam”, proclama con evidente soddisfazione l’emittente olandese pubblica NOS. In ogni caso, i due partiti, che si sono duramente scontrati su questioni come “Islam” e “negozi non occidentali” in occasione di dibattiti televisivi nazionali, insieme raccolgono meno di un quarto dei voti della seconda città dei Paesi Bassi.

Ma la storia più rilevante delle elezioni locali non si è svolta nelle città principali, bensì nelle città di provincia, dove i partiti locali sono stati di gran lunga i maggiori vincitori della tornata elettorale. A differenza di molti altri contesti nazionali, i Paesi Bassi non mostrano una forte tradizione di partiti locali: per buona parte del XX secolo, la politica locale è stata dominata dai partiti nazionali. Resta da vedere se l’ascesa dei movimenti civici sia principalmente un segnale di disillusione verso i partiti nazionali, come viene diffusamente interpretato, o sia piuttosto una prova della nascita di una vera politica locale, come sostengono molti leader di questi partiti.

Una parte di queste forze politiche è troppo variegata per proporre soluzioni solide: alcune, come il Group de Mos, il maggior partito a L’Aia, si sono scisse da partiti nazionali (in questo caso, dal Partito della Libertà di Geert Wilders), mentre altri, come molte di quelle liste che rientrano sotto la denominazione “Gemeente Belangen” (interessi municipali), sono partiti veramente locali.

La seconda storia più interessante invece ha avuto luogo nelle città medio-grandi: si tratta del successo di GroenLinks (Gl), che è diventato il primo partito in molte aree urbane, incluso in due delle quattro maggiori città olandesi, Amsterdam e Utrecht. I (nuovi) consensi raccolti sono chiaramente in parte da interpretare come voto di protesta, essendo l’unico partito maggiore che non ha mai governato a livello nazionale, ma GroenLinks è anche il più grande partito nazionalista anti-bianchi. La sua campagna si è basata su un programma positivo, in totale opposizione col messaggio (radicale) di destra caratterizzato da dolore e depressione, invocando un tempo in cui “la speranza vinca sulla paura, il rinnovamento sullo status quo, e l’onestà condivisa sull’egoismo”.

In definitiva, le elezioni locali olandesi mostrano per l’ennesima volta quanto i media tradizionali e i politici siano disconnessi dalla realtà. Ancora traumatizzati dalla questione Fortuyn, stanno compensando in modo eccessivo il loro precedente disinteresse verso la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, rivolgendo la propria attenzione verso ciò che è davvero soltanto una minoranza molto chiassosa. Dalla sinistra dei socialisti di Sp fino ai conservatori del Vvd del primo ministro Marc Rutte, i partiti e i politici sono ossessionati da immigrazione, Islam e sicurezza, nonostante siano temi di fondamentale importanza solo per l’elettorato di estrema destra.

È arrivato il momento che giornalisti e politici smettano di trattare questo elettorato come se costituisse l’intera popolazione e inizino invece a occuparsi di tutte le questioni che riguardano tutti i cittadini olandesi. Sebbene siano incluse anche l’immigrazione e la sicurezza, temi molto meno affrontati come istruzione, assistenza sanitaria, alloggio e disoccupazione sono altrettanto importanti.

A tutti questi ambiti dovrebbe essere riservata una significativa copertura mediatica e dovrebbero essere discussi in modo costruttivo invece che in un panorama intenzionalmente polarizzato. Mentre i mezzi d’informazione spiegano costantemente che “la gente arrabbiata” è pronta a imbracciare i forconi per attaccare “l’élite”, un recente studio ha scoperto che, per quanto la maggioranza dell’opinione pubblica olandese pensi che il paese stia andando nella direzione sbagliata, solo il quattro per cento (!) è “davvero arrabbiato”.

Assecondare la minoranza indignata per quasi vent’anni non ha reso loro meno arrabbiati né il resto della popolazione più soddisfatto. L’elettorato di estrema destra è ancora convinto che le loro preoccupazioni vengano ignorate, o comunque non considerate in modo sufficientemente radicale, mentre gli altri elettori si sentono anch’essi trascurati.

È ora che i partiti politici comincino ad affrontare di nuovo i timori della vera maggioranza silenziosa, soprattutto il sistema assistenziale in declino, la crescente ineguaglianza economica e la generale mancanza di un programma costruttivo per il futuro. Facciamo sì che le elezioni locali olandesi servano da lezione per i giornalisti e i politici nei Paesi Bassi e nelle altre democrazie occidentali, ostaggio di una chiassosa minoranza.

Mercoledì, 04 Aprile 2018

Autore/i:

Cas Mudde

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
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