Anche sulla messa a norma dei diesel Volkswagen gli europei sono divisi

L'operazione di richiamo delle auto a gasolio lanciata dal gruppo Volkswagen in seguito al Dieselgate ha avuto più successo in Europa occidentale che in quella orientale.

Il gruppo Volkswagen (VW) è riuscito a convincere i clienti colpiti dal Dieselgate a mettere le loro auto a norma più in Europa occidentale che in Europa orientale. Di conseguenza, in Europa sono ancora in circolazione più di due milioni di diesel Volkswagen i cui software non sono ancora stati aggiornati.

VW ha promesso alla Commissione europea che entro l’autunno del 2017 avrebbe aggiornato il software di tutte le auto coinvolte, che ammontano a 8,5 milioni, sebbene non sia del tutto chiaro che cosa comportasse l’aggiornamento. Era già noto che Volkswagen non era riuscita a mantenere la sua promessa, ma la Commissione di recente ha pubblicato alcuni dati aggiornati, provenienti da diversi paesi membri.

Il successo maggiore per la campagna di aggiornamento è stato raggiunto nel paese natale della Volkswagen, la Germania, dove il 91 per cento dei consumatori che possiedono un'auto coinvolta nel Dieselgate è andato in officina per l’aggiornamento. In ogni caso, il tasso di successo cambia molto tra i diversi paesi membri e la differenza più notevole è quella che intercorre tra Europa occidentale e orientale. 

La Romania registra il peggior risultato, col appena il 30 per cento di veicoli aggiornati, seguita da Polonia (37 per cento), Slovacchia (39 per cento), Croazia e Grecia, entrambe al 46 per cento. Mancano i dati di Bulgaria, Ungheria, Irlanda, Lettonia e Slovenia, che insieme rappresentano circa un milione di auto.

Un portavoce della Beuc, l’organizzazione dei consumatori europei con sede a Bruxelles, non ha una spiegazione immediata per il divario tra est e ovest, ma segnala un recente rapporto della Commissione europea sulla fiducia dei consumatori, che mostra come la fiducia generale verso i rivenditori sia bassissima nella maggior parte dei paesi est-europei. “Questi dati sono preoccupanti", afferma l’europarlamentare liberale olandese Gerben-Jan Gerbrandy, co-autore del rapporto d’inchiesta parlamentare sullo scandalo emissioni.

In un'email inviata a EUobserver, Gerbrandy spiega che si rende necessario fare più ricerche per comprendere meglio le differenze, ma rivela che “è assolutamente chiaro che i produttori di auto sono in ritardo nel richiamare le auto coinvolte nel Dieselgate”. Gerbrandy ha anche espresso i suoi dubbi riguardo ai benefici ambientali di questi richiami. “Dobbiamo passare a richiami obbligatori in tutti i paesi membri, coordinati a livello europeo. Obbligatori non solo per gli aggiornamenti ai software, ma anche sugli hardware, se vogliamo avere auto veramente più ecologiche sulle nostre strade, che siano davvero in regola con la legge”.

I richiami non sono obbligatori in tutti gli stati membri. I tassi di riuscita più alti si riscontrano nei paesi con richiami obbligatori, ma ci sono anche stati che prevedono richiami facoltativi che tuttavia registrano livelli migliori di alcuni coi richiami obbligatori. Ci sono inoltre differenze sostanziali tra i quattro marchi del gruppo Volkswagen: Volkswagen, Skoda, Seat e Audi (vedi tabelle sotto).

I dati sono stati pubblicati di recente su un sito europeo. La Commissione fornisce agli europarlamentari un link a una pagina web in un documento che offre risposte alle domande fatte da ex membri del comitato parlamentare d’inchiesta sullo scandalo emissioni. Non è chiaro in cosa consista la “riparazione” fatta da Volkswagen e alcuni rapporti hanno affermato che dopo l’aggiornamento l’auto è addirittura più inquinante.

Il Centro comune di ricerca dell’Unione europea ha scoperto che una Volkswagen Tiguan emetteva di più dopo che l’impianto manipolato era stato rimosso. Il mese scorso, il quotidiano olandese NRC Handelsblad ha reso noto che un istituto di ricerca olandese ha scoperto "tendenze anormali di emissione" nelle auto diesel VW in cui l’impianto manipolato è stato tolto.

I dati si basano sulle dichiarazioni fornite alla Commissione europea dagli stati membri. I dati di Croazia, Cipro e Grecia sono aggiornati all’ottobre 2017, quelli di Danimarca e Finlandia al dicembre 2017, quelli di Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia, Regno Unito al gennaio 2018 e quelli per il Portogallo sono stati aggiornati in febbraio 2018.

Lunedì, 05 Marzo 2018

Autore/i:

Peter Teffer

Testata/e:

EUobserver

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
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