RSF: I giornalisti europei confrontati a pericoli crescenti

L'ultimo Press Freedom Index (edizione 2020) pubblicato da Reporter Senza Frontiere (Rsf) evidenzia ancora una volta i rischi che i giornalisti affrontano in tutto il mondo. Il Coronavirus è solo l'ultima minaccia per la professione.

La pandemia di coronavirus è "un fattore aggravante" quando si tratta di capire le variabili che influenzano negativamente la libertà di stampa in tutto il mondo, ha detto il segretario generale di Reporter Senza Frontiere (Rsf), Christophe Deloire.

Il 21 aprile Deloire ha presentato i risultati dell'ultimo Press Freedom Index (2020) basato sui dati del 2019. Pubblicato su base annuale dal 2002, fornisce una classifica mondiale, oltre ad approfondite analisi regionali, relative allo stato della libertà d’informazione nel mondo.

L'Europa continua ad essere un luogo piuttosto accogliente per i giornalisti rispetto ad altre regioni del mondo, visto che cinque paesi europei sono in cima alla classifica. Nel frattempo, "il Medio Oriente e il Nordafrica continuano ad essere la regione più pericolosa del mondo per i giornalisti", si legge nel rapporto. Tuttavia, nel corso del tempo, il punteggio medio dell'Europa è diminuito, come mostra il grafico seguente.

Guardando più da vicino l'evoluzione dei singoli paesi europei, si nota che Polonia, Estonia, Serbia e Belgio – che non condividono né caratteristiche geografiche né istituzionali – sono quelli in cui gli esperti di Rsf vedono, rispetto al 2019, un peggioramento relativamente più significativo delle condizioni dei giornalisti. 

Più in generale l'analisi sottolinea che la professione giornalistica dovrà affrontare diverse minacce nel corso del prossimo decennio. In particolare, il rapporto evidenzia cinque tipi di crisi: geopolitica, tecnologica, democratica, economica e sociale (cioè la fiducia dei cittadini nei mezzi d’informazione).

L'Ong ricorda che, sebbene "la libertà di stampa sia in cima all'agenda della nuova Commissione europea [...], l'Europa è stata scossa da una serie di gravi violazioni, tra cui degli omicidi, perpetrate contro i giornalisti", ed è quindi "tempo che si concentri sulla battaglia per la libertà dell’informazione". Per questo motivo, Rsf "accoglie con favore il piano d'azione annunciato dal vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, Věra Jourová, che prevede di rafforzare la libertà dell’informazione, la responsabilizzazione dei social network e la tutela del processo democratico". 

Tuttavia, aggiunge Rsf, "è da deplorare che il portafoglio dell'allargamento dell'Ue, cruciale per l'integrazione dei paesi dei Balcani occidentali, sia stato attribuito al commissario ungherese, che ospita uno dei governi più repressivi dell'Ue". Secondo Rsf, l'Ungheria è il paese dove la libertà d’informazione è meno tutelata dopo la Bulgaria, e negli ultimi anni ha perso diverse posizioni nella classifica.

Medotologia

Come viene stabilito il World Press Freedom Index

Il World Press Freedom Index misura il livello di libertà dei mezzi d’infomazione in 180 paesi e territori. Valuta il livello di pluralismo, l'indipendenza dei media, l'ambiente socioeconomico e politico per l’informazione e l'autocensura, il quadro giuridico, la trasparenza e la qualità delle infrastrutture che sostengono la produzione di notizie e informazioni. Non valuta la politica del governo. L'indicatore globale e gli indicatori regionali sono calcolati sulla base dei punteggi registrati per ogni paese. Questi punteggi per paese sono a loro volta calcolati sulla base delle risposte a un questionario in 20 lingue compilato da esperti di tutto il mondo, supportato da un'analisi qualitativa. I punteggi misurano i vincoli e le violazioni, quindi più alto è il punteggio, peggiore è la situazione. La crescente consapevolezza dell'Indice ne ha fatto uno strumento di advocacy estremamente utile.

Traduzioni disponibili
Mercoledì, 22 Aprile 2020

Testata/e:

VoxEurop
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