La corruzione non diminuisce in Europa

Transparency International ha pubblicato il suo indice di percezione della corruzione:i paesi del nord Europa risultano, ancora una volta, leader a livello mondiale. Ma guardando i dati a partire dal 2012, i paesi baltici si fanno notare per il grande miglioramento registrato.

Alla fine di gennaio 2019  Transparency international (Ti, Ong tedesca che si occupa di lotta alla corruzione nelle istituzioni, ndr) ha pubblicato la 24esima edizione del suo Indice di percezione della corruzione. Si tratta di un lavoro che analizza circa 180 paesi collocandoli su una scala da 0 (molto corrotto) a 100. Oltre a fornire una classifica globale, il rapporto analizza la lotta alla corruzione in 6 regioni del mondo (Asia Pacifico, Africa subsahariana, Americhe, Medio Oriente e Nord Africa, Europa orientale e Asia Centrale, Europa occidentale e Ue). Il Cpi (Corruption perception index) calcola la capacità dei paesi di affrontare la problematica, stimando la percezione della corruzione in ogni paese sulla base di dati derivanti da indagini e valutazioni svolte da esperti .

Di questo rapporto ha parlato tutta la stampa europea: nonostante il Vecchio Continente e l’Europa occidentale si posizionino meglio rispetto a molte altre regioni del mondo, non registrano miglioramenti negli ultimi anni.  

I dati sull’Ue

Utilizzando i dati forniti da Tranparency international, l'analisi è stata concentrata sull'Unione europea per osservare come si sono posizionati nel 2018 e negli anni precedenti.

Il primo grafico mostra una panoramica sulla classifica Ue, con la Danimarca in posizione di “leader globale”. Il paese nordeuropeo occupa il primo posto anche nella classifica Ue, seguito da vicino da Svezia e Finlandia. Essenzialmente, solo i paesi settentrionali e occidentali del continente, insieme a quelli dell’area baltica, si posizionano sopra la media e sopra ai valori medi.

Rispetto alle tendenze emerse negli ultimi anni, come specifica Trasparency international, l’Indice Cpi può essere analizzato su base annua solo a partire dal 2012, in ragione di alcune modifiche metodologiche introdotte nel calcolo originale. Sono state così misurate le variazioni percentuali nell’indice di ogni paese Ue: i risultati sono illustrati nel secondo grafico.

È interessante notare che alcuni paesi (Grecia e Italia), di cui si è parlato nelle ultime settimane per le loro prestazioni negative nel 2018, sono in realtà quelli che hanno realizzato i maggiori progressi, in termini relativi, a partire dal 2012.

Nella terzo grafico sono state esaminate le prestazioni di due tipologie (Indice Cpi nel 2018 e variazione relativa tra 2012 e 2018), correlando i paesi in base alle seguenti categorie regionali (elaborate a nostra discrezione, ndr) : paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Svezia), paesi non appartenenti a Schengen (Irlanda, Regno Unito), paesi meridionali (Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna), gruppo di Visegrád (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia), paesi che vorrebbero appartenere a Schengen (Bulgaria, Croazia, Cipro, Romania) e paesi occidentali (Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi). Il valore assegnato ad ogni gruppo equivale al punteggio medio raggiunto dai paesi appartenenti al relativo gruppo.

Il grafico mostra che i paesi nordici hanno totalizzato un buon punteggio nel 2018, ma che hanno subìto, in media, una tendenza al ribasso negli ultimi anni. Al contrario, i paesi baltici, che nel 2018 hanno realizzato punteggi peggiori rispetto ai paesi occidentali e non-Schengen, hanno decisamente migliorato la propria performance. Inserito in una prospettiva più generale, il grafico fornisce un’idea di quanto, a partire dal 2012, ogni regione abbia contribuito alla prestazione dinamica dell’Ue nell’Indice Cpi.

Per comprendere quanto ogni singolo paese contribuisca alla performance della propria regione, nella quarta infografica sono stati separati il grafico regionale sulla base dei 28 stati membri Ue, mantenendo gli stessi colori di riferimento utilizzati nella terza infografica (ovvero, “rosso” per i paesi appartenenti all’Europa meridionale).

Il grafico evidenzia quanto specifici paesi siano fondamentali per trascinare al ribasso il rendimento di una determinata regione. Ad esempio, paesi come Grecia e Italia meritano la maggior parte dei riconoscimenti per il miglioramento del risultato del sud Europa (osservando la progressione annuale). La maggior parte dei paesi occidentali sembra invece bloccata, mentre i paesi del gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia)  mostrano performance fortemente diversificate, con l’Ungheria e la Repubblica Ceca che si mantengono sull’asse orizzontale.

Martedì, 05 Febbraio 2019

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
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