La battaglia per la Grecia

Sembrava che l’ascesa al potere nel 2015 di Syriza, coalizione della sinistra, avesse spazzato via il vecchio ordine politico greco. Il nostro viaggio nelle roccaforti delle sue dinastie mostra invece che il vecchio ordine politico greco è ancora vivo. E cerca la rivincita.

ATENE — Fino alla crisi economica che ha attanagliato il paese nel 2009, la Grecia faceva notizia di rado. Perlopiù, i giornalisti internazionali erano soliti dare risalto alle attrazioni turistiche del Paese o, in qualche caso sporadico, ai funesti incendi che ne hanno devastato il paesaggio. Poi, è scoppiata una tempesta politica. Nel 2015, Syriza – in precedenza un partito marginale di coalizione di sinistra – è arrivato al potere e ha fatto piazza pulita del vecchio ordine politico greco. In quello stesso periodo, Alba Dorata, un partito neofascista fondato negli anni Novanta ma fino a quel momento del tutto irrilevante, è entrato in parlamento e ha scatenato l’allarme a livello internazionale. 

É stato, o è sembrato che fosse, l’inizio di una nuova era. 

Syriza, però, non è mai riuscita a conquistare due unità regionali della Grecia, Kastoria e Laconia, roccaforti dei partiti conservatori greci. Secondo i dati raccolti da EDJN, nessuno dei partiti di destra è riuscito a conquistare l’appoggio elettorale di Acaia, nel Peloponneso e dove la sinistra è predominante, e neppure di Canea e Candia nell’isola di Creta.

La storia politica e le tradizioni non sono state spazzate via del tutto e adesso, nell’imminenza delle elezioni legislative anticipate del 7 luglio, le vecchie ostilità in precedenza dietro le quinte nei bastioni del potere in Grecia iniziano a ritornare sotto i riflettori. 

Creta, la terra promessa

Una storia intrigante di dinastie dominanti collega l’isola di Creta all’imminente battaglia elettorale e promette di fare di questa isola greca – ricca, turistica e densamente popolata – uno dei luoghi più alla ribalta durante la corsa politica. 

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni greco, infatti, fin dal 1996 nelle elezioni legislative greche le unità regionali periferiche cretesi di Cania e Candia hanno votato continuativamente e in massa per i partiti politici di sinistra e centrosinistra. 

L’unico ribaltone è stato quello tra il Pasok (il Movimento socialista panellenico) e Syriza, la coalizione della sinistra. Il Pasok infatti ha governato sia Cania sia Candia dal 1996 al 2012, quando è stato sostituito da Syriza. 

Le ragioni di questo avvicendamento, dice Angelos Kovaios, un giornalista con sede ad Atene che lavora per il quotidiano greco “To Vilma”, vanno ricercate nella scelta politica delle due aree strettamente collegata al sentimento antinazista nato lì durante la Seconda guerra mondiale e tuttora vivo. 

“L’isola turistica è stata un terreno di battaglia per la resistenza contro i nazisti e da decenni è collegata al progressismo” dice Kovaios. 

“Dall’inizio del XX secolo, Creta è stata il centro del voto liberale antimonarchico, essendo la patria di Eleftherios Venizelos, il fondatore del partito liberale greco. Nello stesso modo, Acaia, terra natia della famiglia Papandreou, si è trasformata in un bastione del voto centrista, come dimostra il conto dei numerosi voti ottenuti dall’Unione di Centro nel periodo 1961-1964. Entrambe queste tradizioni locali sono state ereditate dopo il 1974 dal PASOK di centrosinistra, che quasi sempre ha ottenuto due dei risultati elettorali più alti nel Paese fino al 2009” aggiunge Panagiotis Custenis, un politologo illustre e ricercatore di Sociologia elettorale presso l’Università di Atene. 

“In buona misura, dopo il 2012 queste regioni sono passate a dare la loro preferenza a Syriza, dato che i vecchi elettori del PASOK hanno costituito la base elettorale principale per l’ascesa al potere di Alexis Tsipras” dice. 

Nemmeno nelle ultime elezioni per il parlamento europeo in Grecia, che hanno visto trionfare il partito di centrodestra Nuova Democrazia (ND) con più di nove punti percentuali di vantaggio, gli elettori di Cania e Candia hanno punito Syriza coerentemente con le elezioni nazionali precedenti. 

Anche così, oggi non è possibile ignorare una componente significativa della politica dell’isola. 

La famiglia di Kyriakos Mitsotakis, il candidato di punta del centro-destra alla poltrona di prossimo primo ministro greco, è originaria di Creta e per decenni è stata collegata al Partito liberale antimonarchico fondato da Eleftherios Venizelos (1864-1936), l’illustre statista cretese che nella Prima guerra mondiale appoggiò gli Alleati. 

In verità, i Mitsotakis sono anche una delle famiglie politiche greche rimaste di più al potere. Il padre di Kyriakos Mitsotakis, Konstantinos — nato a Cania e nipote di Venizelos — è stato primo ministro dal 1990 al 1993. La sorella di Kyriakos Mitsotakis, Dora Bakoyannis, è stata ministro degli Esteri dal 2006 al 2009. 

In ogni caso, Konstantinos Mitsotakis ha avuto un rapporto complicato con la politica greca. Entrò nella politica mainstream del Paese da parlamentare liberale nel 1943, per poi fare un’inversione di rotta radicale nel 1965, quando orchestrò la scissione nel partito di governo Unione di Centro (guidato da Georgios Papandreou, nonno del primo ministro socialista) che aprì la porta a una crisi politica e accelerò un colpo di stato militare (1967-1974).

“Quell’episodio fu noto col nome di ‘diserzione’ ed è collegato alla caduta del governo di Papandreou provocata da alcuni parlamentari che avevano in Mitsotakis la loro guida. Questo gruppo di parlamentari formò un nuovo governo con l’appoggio del fronte di destra e della monarchia. All’epoca, per la compagine di centrosinistra quello fu un vero e proprio trauma” ricorda Nikos Marantzidis, sondaggista e professore di scienze politiche all’Università della Macedonia a Salonicco. 

In seguito, nel 1978, Konstantinos Mitsotakis confluì nell’ND di centrodestra, partito che dal 2016 è guidato da suo figlio Kyriakos. 

“Secondo me è opportuno seguire con grande attenzione quello che accadrà nelle imminenti elezioni a Creta. Oggi tutto il Paese è percorso da un sentimento anti-Syriza, motivato dalle prolungate misure di austerità che il governo di sinistra è stato costretto infine ad accettare. Oltre a ciò, Creta è una regione importante perché è un’area ricca e densamente popolata. Per la sinistra perdere Cania e Candia sarebbe un danno grave” commenta Marantzidis.

In verità, negli ultimi vent’anni, ND è già riuscita a conquistare le preferenze di voto delle altre due unità regionali di Creta, Retimo e Lasithi, dove gli elettori in qualche caso si sono spostati al centrodestra. L’ultimo esempio è quelle delle recenti elezioni europee. 

Perdipiù, Cania e Candia non sono le uniche roccaforti della sinistra e del centrosinistra in Grecia. 

Acaia, terra d'origine di Papandreou

Tra queste, infatti, c’è anche Acaia, una unità regionale appartenente alla Grecia occidentale e terra d’origine di un’altra dinastia politica esistente da tempo, quella dei Papandreou, una famiglia che tra il 1944 e il 2011 ha dato al Paese tre primi ministri, Georgios Papandreou senior, Andreas e Georgios junior.

In ogni caso, nelle ultime elezioni europee del maggio scorso, Syriza ha vinto con soli tre punti di vantaggio su ND, che ha raddoppiato il risultato ottenuto alle elezioni europee del maggio 2014. 

A detta degli analisti, un punto chiave per comprendere la popolarità del ND ritrovata di recente va cercato nella personalità di Kyriakos Mitsotakis.

“Mitsotakis è un centrista proveniente da una famiglia liberale. Potremmo dire che è all’estrema sinistra del suo partito” dice Marantzidis.

“In verità, lo zoccolo duro dell’elettorato del ND non ha mai considerato la famiglia Mitsotakis come appartenente sul serio allo spettro politico del centrodestra, bensì un’ intrusa. Perché dunque voteranno per Kyriakos Mitsotakis? Perché hanno capito che potrebbe vincere le elezioni” ha aggiunto. 

L’attuale campagna politica ha fornito le prove di questa supposizione. 

In vista del voto del 7 luglio, Kyriakos Mitsotakis si è presentato come un politico moderato e coscienzioso, non disposto ad acuire la polarizzazione politica nel Paese o a mandare messaggi angosciosi alle autorità europee. 

Anche i recenti sondaggi di Eurobarometer mettono in luce questi atteggiamenti. A marzo, quando si è sentito chiedere che cosa voterebbe in un ipotetico referendum sull’appartenenza della Grecia all’Ue, soltanto il 14 per cento degli intervistati ha detto che preferirebbe uscirne. 

In particolare, gli abitanti di Creta sono risultati avere un’idea più positiva dell’Ue, secondo il medesimo sondaggio. 

In effetti, Kyriakos Mitsotakis non è un novellino nella politica greca. Nel 2004 entrò per primo a far parte del Parlamento ellenico, poi tra il 2013 e il 2015 ha servito il Paese come ministro della riforma amministrativa. In seguito, si è trasformato in uno dei principali elementi dell’opposizione a Tsipras in parlamento. 

Questo schema si è ripetuto perfino a Kastoria e Laconia, due roccaforti importanti del ND, dove gli elettori hanno sempre votato per i conservatori fin dagli anni Novanta, secondo i dati del ministero greco degli Interni.

Laconia e Kastoria, la destra

I dati esaminati da EDJN rivelano anche che in entrambe queste unità regionali, ND ha vinto 10 e più punti percentuali in più di ciascuna delle nove consultazioni elettorali dal 1996, rispetto ai risultati nazionali del partito conservatore greco. 

Altra somiglianza tra le due regioni di destra è che hanno entrambe un Pil pro-capite inferiore a quello di Cania, Candia e Acaia. Tuttavia, questo divario negli ultimi anni sta diminuendo. In pratica, gli abitanti di Kastoria nel 2008 erano più poveri di 6300 euro rispetto a quelli di Candia, mentre nel 2016 il divario tra loro è sceso a 2700 euro. 

Tuttavia, Laconia e Kastoria sono casi diversi. Nel caso di Laconia nel Peloponneso, la cui capitale amministrativa è Sparta, famosa città-stato dell’antica Grecia, la cultura politica evoca la divisione politica che si affermò negli anni Venti del secolo scorso, dicono gli esperti. 

 “Laconia per tradizione è stata il centro del voto conservatore e filomonarchico per più di un secolo. Questo posizionamento elettorale locale è rimasto immutato nel corso degli anni, facendo di Laconia uno dei bastioni più solidi di destra e di estrema destra” dice Custenis, ricercatore dell’Università di Atene. 

“All’epoca, Venizelos voleva partecipare al conflitto schierandosi dalla parte dei britannici e degli americani, ma il re Costantino, filotedesco per ragioni di legami familiari, volle rimanere neutrale per favorire i piani delle Potenze centrali” conclude Marantzidis.

Nel 1974, il primo ministro Constantine Karamanlis decise di indire un referendum per chiedere alla cittadinanza di scegliere tra monarchia e repubblica. La seconda opzione vinse il sostegno del 69,2 per cento degli elettori. Tuttavia, il maggior numero di voti favorevoli alla monarchia si registrò proprio a Laconia, dove quasi il 60 per cento della popolazione votò a favore di questo sistema. 

“A Laconia non fu solo la monarchia a essere popolare. Anche ND e gli estremisti di destra di Alba Dorata sono popolari da sempre” dice Kovaios.

Nelle elezioni europee del maggio 2014, Alba Dorata riuscì a piazzarsi al terzo posto a Laconia nelle preferenze dell’elettorato con il 15,45 per cento dei voti, il doppio del risultato a livello nazionale del partito estremista. 

Da allora, la stampa greca ha iniziato a chiamare Laconia la roccaforte del partito di estrema destra. Tuttavia, alle ultime elezioni europee, Alba Dorata ha subito una pesante sconfitta in quella zona, perdendo oltre il 50 per cento del favore ottenuto in precedenza. 

Infine, c’è il caso di Kastoria, al confine settentrionale con l’Albania, dove durante la guerra civile greca del 1946-1949 le battaglie tra comunisti e anticomunisti furono particolarmente cruente. 

“Identificare Kastoria con il voto di destra è un retaggio della guerra civile e della reazione anticomunista. In particolare, Kastoria ha sviluppato un comportamento elettorale di destra soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, dovuto alla collaborazione di EAM (il più importante movimento di resistenza di sinistra) con una parte della minoranza slavofona in Macedonia e anche ai suoi conflitti con altri gruppi locali di resistenza anticomunista (o collaborazionisti)” spiega Panagiotis. 

“La sconfitta conclusiva di EAM e l’uscita della maggior parte degli slavofoni dal territorio greco dopo la fine della Guerra Civile del 1949 hanno contribuito in modo deciso alla conversione di Kastoria nell’equivalente elettorale di Laconia nella Grecia settentrionale” ha aggiunto. 

Tuttavia, secondo gli esperti, il recente accordo tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e la sua controparte della Macedonia settentrionale Zoran Zaev sul nome dello stato confinante non è sembrato incrementare in modo significativo il voto per la destra. 

“Le perdite di Syriza a Kastoria e Florina non sono state determinanti come quelle di altre regioni del Paese e il suo risultato in verità è superiore a quello raggiunto nelle elezioni europee del 2014” sostiene Panagiotis. 

Giovedì, 04 Luglio 2019

Autore/i:

Irene Savio

Testata/e:

VoxEurop

Traduzione di:

Anna Bissanti
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