Digiwhist: i dati sugli appalti pubblici al servizio della lotta alla corruzione

Nuovi strumenti, elaborati da un consorzio europeo di datajournalist, ricercatori e sviluppatori, permetteranno di seguire da più vicino il meccanismo di attribuzione degli appalti pubblici in modo da poter individuare le possibili falle o le alterazioni.

Digiwhist è un progetto europeo che ha come obiettivo di raccogliere, organizzare e rendere disponibili in maniera più semplice i dati sugli appalti pubblici di 35 Paesi europei (i 28 Stati membri dell’Ue più la Norvegia, la Svizzera, l’Islanda, la Serbia, la Georgia, l’Armenia e le Istituzioni europee). Lo scorso 29 gennaio i membri di Digiwhist hanno presentato il loro progetto, pensato all’interno del programma Horizon 2020, in occasione di una conferenza del Parlamento europeo a Bruxelles.

L’obiettivo di Digiwhist è duplice: da un lato vuole fornire, agli eurodeputati, ai giornalisti e agli attori della società civile strumenti che permettano di seguire il percorso dei finanziamenti pubblici usando la grande quantità di dati che le amministrazioni pubbliche rendono disponibili (Big Data); dall’altro saranno le stesse amministrazioni a poter usare Digiwhist per migliorare il loro funzionamento e affinare gli strumenti di lotta alla corruzione.

Il costo della corruzione “è valutato in 5,3 miliardi di euro all’anno. Nel solo settore sanitario si potrebbe, ogni anno, risparmiare fino al 20 per cento del bilancio” ha detto, durante la conferenza, Carl Dolan, presidente dall’Ong Transparency International Europe. La corruzione “mina il meccanismo di concorrenza, altera i mercati, influenza le relazioni di fiducia tra i cittadini e i loro eletti e finisce per nuocere alla società nel suo insieme”, ha commentato per parte sua l’eurodeputato verde Benedek Jávor.

“Il sistema permette, allo stesso tempo, di monitorare gli appalti pubblici – soprattutto quando non sottoposti a gare – e le strutture finanziarie e societarie di chi ha vinto gli appalti. Consente anche di avere una visione di insieme delle vulnerabilità delle legislazioni nazionali, per poter aiutare i governi e la Commissione europea a migliorarle, allo scopo di aumentare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, che è l’obiettivo finale del progetto”, ha continuato.

Il progetto Digiwhist ha portato alla creazione di tre strumenti: EuroPAM (European Public Accountability Mechanism, Meccanismo europeo di responsabilità pubblica), OpenTender et MET (non ancora in funzione).

EuroPAM è un sistema di monitoraggio dei progressi, dei meccanismi per garantire la trasparenza e per garantire la responsabilità dei funzionari di 35 Paesi e delle istituzioni europee (Parlamento e Commissione Ue). Basato sugli indicatori del Public Accountability Mechanisms Initiative (Iniziativa sui meccanismi di responsabilità pubblica, PAM) della Banca mondiale relativi alla trasparenza finanziaria, al finanziamento pubblico della politica, alle limitazioni sui conflitti di interesse, alla libertà di stampa e agli appalti pubblici, ha lo scopo di “migliorare la fiducia nei governi e l’efficacia della spesa pubblica in Europa”, fornendo alla società civile, ai giornalisti e ai funzionari pubblici “gli strumenti di cui hanno bisogno per aumentare la trasparenza nella spesa pubblica e la responsabilità dei funzionari pubblici dell’Ue e dei Paesi vicini”.

OpenTender permette, dal canto suo, di “ricercare e analizzare i dati sui contratti nel settore pubblico di 35 giurisdizioni (i 28 Stati membri dell’Ue più la Norvegia, la Svizzera, l’Islanda, la Serbia, la Georgia, l’Armenia e le istituzioni europee), ha sottolineato durante la presentazione Alina Mungiu-Pippidi, dell’European Research Centre for Anti-Corruption and State-Building. Il database di OpenTender “contiene circa 17,5 milioni dati relativi ai contratti pubblici, che coprono un periodo che va dal 2003 al 2017”, ha aggiunto.

 

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Lunedì, 05 Febbraio 2018

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VoxEurop
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