Il reddito minimo è insufficiente per combattere la povertà

In Italia, come nel resto dell'Unione europea, esistono misure pensate per migliorare la condizione economica delle famiglie più povere. Tuttavia, questi strumenti si rivelano spesso insufficienti per contrastare la povertà sul suolo nazionale.

Pubblicato il: Novembre 4th, 2026
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In nessun paese dell’Unione europea il reddito minimo si rivela sufficiente per garantire che una persona single viva al di sopra della soglia della povertà, equivalente al 60% del reddito mediano nazionale.

In Italia non esiste un unico programma per il sostegno economico a chi si trovi in situazioni di insicurezza finanziaria. Fino al 2024, il principale strumento in vigore era il Reddito di cittadinanza, poi abolito e oggi sostituito da due misure: l’Assegno di inclusione, pensato per i nuclei familiari con minorenni, disabili, over 60 o persone in condizione di svantaggio certificata, e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), 500 euro al mese per chi ha tra 18 e 59 anni, condizionato alla partecipazione a corsi o politiche attive.

Analizzando la situazione italiana in confronto con quella europea, emerge chiaramente che questi strumenti sono inadatti a fornire un livello di sostegno adeguato. Negli ultimi vent’anni, infatti, il numero di famiglie indigenti è aumentato vertiginosamente (da 1,9 milioni di cittadini nel 2005 a 5,4 milioni nel 2025).

Tra i motivi principali che possono spiegare la scarsa efficacia di queste misure rientrano i requisiti di accesso al sostegno economico e l’inadeguatezza degli importi, spesso insufficienti per garantire una vita dignitosa a chi li riceve. Ciò non esclude che tali strumenti possano offrire un contributo alla riduzione dell’intensità della povertà, ma essi rimangono decisamente carenti se considerati l’unico mezzo per contrastare l’insicurezza economica tra i ceti più fragili.

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