
Nel 2025, oltre un terzo degli incendi boschivi scoppiato nell’Unione europea è divampato sul territorio italiano, e il sud del Paese si conferma sempre più a rischio, anche a causa di siccità prolungata e riscaldamento globale.
Tuttavia, il fenomeno è molto più ampio e le sue cause sono più profonde di quanto sembri a un primo sguardo: molti di questi incendi hanno spesso natura marcatamente dolosa. Grazie a un’inchiesta collettiva a livello europeo coordinata da MIIR e realizzata in collaborazione con EDJNet, emerge chiramente come, nel 2025, il 40,9% dell’area totale percorsa da incendi in Italia ha distrutto terreni di tipo agricolo. Inoltre, il 28% delle zone colpite dai roghi ricadeva, in tutto o in parte, tra i siti Natura2000, una delle principali reti ecologiche europee destinate alla tutela della biodiversità e degli habitat minacciati.
I grossi incendi che spesso colpiscono le regioni del sud Italia, prima tra tutte la Sicilia, solleva però anche altre questioni, soprattutto per quanto riguarda le politiche di prevenzione e repressione degli incendi dolosi. Territori caratterizzati da forte spopolamento sono tendenzialmente più esposti al rischio di roghi: ciò rende cruciale sia il potenziamento dei mezzi per le emergenze che la sperimentazione di nuovi strumenti tecnologici per il controllo dei territori e la prevenzione degli incendi.
Allo stesso tempo, un grande contributo arriva tramite il coinvolgimento diretto della popolazione: comuni e associazioni svolgono spesso un ruolo fondamentale nell’attivare gli abitanti delle zone più ad alto rischio di incendi a mantenere puliti i sentieri prossimi ai propri centri abitati, così da creare le cosiddette “linee tagliafuoco”, aree ripulite da vegetazione che fermano il fuoco nei boschi.
