Riforma del copyright, le proteste in vista del voto finale

Il 26 marzo è fissato il dibattito e il voto finale al parlamento europeo su un testo molto criticato e che ancora oggi, a pochi giorni dal voto, è oggetto di opposizione e proteste.  

Questa nuvola di parole rappresenta la frequenza dei termini apparsi nei tweet dei parlamentari europei contenenti l’hashtag “CopyrightDirective”. Attraverso il Quote Finder l’analisi può essere personalizzata, o si possono rintracciare altre informazioni rilevanti.

“La direttiva sul copyright sarà discussa e votata martedì 26 marzo. Cambiare è ancora possibile ma improbabile”. Il tweet dell’europarlametare Tiemo Wölken (S&D) riporta l’hashtag #CopyrightDirective, riferito a una materia molto controversa, su cui si agitano da tempo molte critiche e una notevole opposizione, non solo parlamentare.

Diverse le parole spesso twittate: #article13 e #article11 (o in tedesco, #Artikel13 ), riferiti agli articoli più controversi della riforma, #SaveYourInternet, #copyright, #uploadfilters, #ForTheWeb. E alcune campagne di opposizione sono state lanciate a suon di #fixcopyright e #SaveYourInternet.

Lo scorso 13 febbraio è stato raggiunto l’accordo a seguito del negoziato tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio d’Europa. “Le grandi piattaforme online non dovrebbero più essere in grado di guadagnare attraverso contenuti prodotti da giornalisti e artisti senza pagarli equamente. Le nuove regole sul copyright sono fatte su misura per l’era digitale e riguardano piattaforme quali YouTube, Facebook e Google News”, si legge sul sito del parlamento europeo .

E mentre si annuncia una giornata di protesta per il 21 marzo sulle pagine di wikipedia in tedesco (ma potrebbero esserci nelle pagine in svedese , in italiano e in altre lingue), il voto finale sul testo (qui la versione su cui è stato raggiunto l’accordo ) è fissato per il 26 marzo, ma sempre su twitter Wölken accenna alla possibilità di un rinvio:

Per il momento però il voto rimane ufficialmente calendarizzato a ridosso delle elezioni europee, tanto che la campagna “chiedi al tuo rappresentante di prendere l’impegno” - lanciata da varie associazioni indipendenti - invita a non votare chi in parlamento voterà a favore della riforma.

Tra gli europarlamentari, Julia Reda (Greens/Efa) è la più attiva: sui social interagisce, risponde, diffonde hashtag e materiali. In questo tweet accusa il relatore della riforma, Alex Voss (EPP) , di aver scoperto le sue carte difendendo il copyright ad oltranza e finendo per danneggiare internet .

Sul suo sito riassume i passaggi chiave della riforma e i punti secondo lei più negativi: l’articolo 11, che finirebbe per penalizzare l’uso, da parte di siti ed editori piccoli, dei link che compaiono con una preview, e al contempo faciliterebbe la diffusione di fake news (perché nessuno in questo caso reclamerebbe diritti sulla diffusione di link, titoli, sommari); l’articolo 13, che imponendo alle piattaforme la responsabilità anche per i contenuti caricati dagli utenti porterebbe alla creazione di filtri preventivi restrittivi e limitanti, danneggiando piattaforme quali wikipedia o altre per la condivisione di codice; mentre l’articolo 3, con il divieto di fare analisi computerizzate sui testi (se non da parte di istituti di ricerca) danneggerebbe giornalisti e ricercatori di istituti privati.

“I tuoi meme sono salvi. La libertà di espressione non sarà colpita. Si tratta solo di riconoscere un equo compenso agli autori dei contenuti”, sostiene la comunicazione ufficiale dell'europarlamento:

“Tutte e tre le affermazioni sono contestabili”, fa eco la mep Yana Toom (Alde) in un tweet in risposta diretta, per poi notare anche la necessità di maggiore trasparenza nelle discussioni all’interno del Consiglio:

Tra i parlamentari che invece si schierano a favore del provvedimento, oltre al relatore, c'è Sajjad Karim, che cita con tono positivo un passaggio della conferenza stampa seguita all’accordo. Favorevole anche Silvia Costa (S&D), che parla di una campagna diffamatoria contro il provvedimento:

Ma le voci di disaccordo con la riforma del copyright provengono da più parti e fanno capo a iniziative di vario tipo. Oltre a quelle citate c’è per esempio anche Save Your Internet , promossa da Edri, associazione di organizzazioni europee che si occupano di diritti umani e specializzata in questioni digitali.

Martedì, 19 Marzo 2019

Autore/i:

Gina Pavone

Testata/e:

OBC Transeuropa
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Tags

Internet

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