L’Ue ha firmato un accordo di libero scambio con il Giappone

Il Parlamento europeo ha approvato a dicembre il trattato commerciale negoziato con il paese del sol levante. Ma non sono mancate le critiche, espresse dagli eurodeputati anche su Twitter.

I negoziati si erano aperti nel 2013, infine l’intesa è stata siglata a dicembre ed entrerà in vigore a partire da febbraio. Si tratta dell’accordo commerciale concluso dall'Unione europea con il Giappone, paese definito come “il secondo più grande partner commerciale asiatico dopo la Cina” nel materiale informativo diffuso dalla Commissione europea. D’altro canto anche l’Ue è il secondo partner commerciale per il Giappone a livello mondiale.L'accordo farà risparmiare una notevole quantità di dazi commerciali alle imprese, sempre secondo le note ufficiali diffuse in occasione dell’accordo. Per esempio, finora le aziende europee hanno speso circa 1 miliardo di euro l’anno per poter vendere le proprie merci in Giappone.

Lo strumento

L’articolo sfrutta le possibilità di ricerca e analisi fornite dallo strumento Quote Finder sviluppato da EDJNet, che permette di seguire i tweet e gli hashtag usati da tutti i parlamentari europei.

Tuttavia le opinioni sul nuovo trattato commerciale non sono univoche. L’hashtag #jefta – che sta per Japan-Europe free trade agreement – è stato utilizzato da vari europarlamentari per tweet in diverse lingue, come si può vedere con il Quote Finder di EDJNet.

Diversi tweet annunciano positivamente la notizia, ma non manca chi esprime dissenso. Alcuni parlamentari esprimono infatti anche critiche accese – tanto che circola l’hashtag #stopjefta, con cui per esempio l’eurodeputato Xabier Benito Ziluaga (Gue-Ngl) accusa l'Unione europea di aver negoziato il trattato in totale opacità, sostenendo che i parlamenti nazionali non potranno discuterlo o emendarlo.

“Le multinazionali festeggiano alla grande”, ha twittato Marina Albiol, sempre del gruppo Gue-Ngl, paventando l'impatto del trattato sulla democrazia, l’ambiente e i servizi pubblici.

“Noi rifiutiamo questo accordo di libero scambio con il Giappone e chiediamo un commercio equo e etico, non il libero scambio", si legge infatti sul sito di Gue-Ngl . Secondo il parlamentare Helmut Scholz in Europa “in molti perderanno il lavoro a causa dell’aumento della competizione da parte delle aziende giapponesi del settore automobilistico”, mentre dall’altra parte, in Giappone “la maggiore importazione di prodotti agricoli dall’Europa comporterà [...] più concorrenza sleale per gli agricoltori giapponesi, in particolare i piccoli produttori”.

L’accordo di libero scambio riguarda un gran numero di settori, dall’agroalimentare all’industria, e comprende aspetti legati alla produzione e al commercio per esempio di alimenti lavorati, prodotti chimici, macchinari, automobili e servizi di vario tipo. Le stime ufficiali parlano di una possibile crescita del 13% delle esportazioni annuali europee verso il Giappone, per un valore di circa 13 miliardi ogni anno. Particolarmente positive le previsioni per alcuni settori specifici quali i prodotti alimentari, per cui si stima un aumento del 51% delle esportazioni – circa 1 miliardo in più di business l’anno. In particolare, per i prodotti caseari e tessili si annuncia la possibilità di triplicare gli affari per le aziende europee (con un aumento rispettivamente di 729 milioni per gli affari nel primo caso, e 5,2 miliardi nel secondo). Inoltre si promettono facilitazioni anche per le aziende giapponesi presenti sul territorio dell'Unione europea, che danno lavoro a oltre mezzo milione di persone.

Molti parlamentari si sono limitati a segnalare l’approvazione dell'accordo, ma Franck Proust (Ppe) ha risposto invece alle critiche invitando a evitare caricature del trattato:

Mercoledì, 16 Gennaio 2019

Autore/i:

Gina Pavone

Testata/e:

OBC Transeuropa
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