I robot non sostituiranno completamente gli uomini

Entro il 2030, circa 20 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero verranno sostituiti da robot: lo dice un rapporto pubblicato da Oxford Economics, una società che si occupa di previsioni a livello globale. Qualcuno ha già cominciato a combattere, sulle orme dei luddisti del XIX secolo, sabotando deliberatamente i robot con cui lavorano quotidianamente, perché temono che questi robot gli ruberanno i posti di lavoro.

Un tweet su un robot “caduto” in una fontana nell’atrio di un’azienda in circostanze sospette ha scatenato una bufera sui social network. Certo, è divertente, ma queste situazioni si verificano più spesso di quanto non si potrebbe pensare. 

Starship Technologies, una società di spedizioni statunitense, recentemente si è lamentata del fatto che la gente continua a colpire i robot di loro proprietà mentre sono in strada a fare le consegne. Secondo una ricerca condotta dalla De Montfort University di Leicester, si sviluppano queste tensioni tra persone e robot perché i datori di lavoro non spiegano perché usino i robot.

Le preoccupazioni riguardo all’ampia sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine non sono infondate: i robot sono più produttivi, non si stancano e possono lavorare 24 ore al giorno. Tuttavia, è anche importante notare che, nel corso dell'ultimo secolo, la tecnologia ha creato più posti di lavoro di quanti ne abbia distrutti.

È ancora difficile dire quanti posti di lavoro saranno creati nei prossimi anni o fare una qualsiasi previsione attendibile, poiché molto dipende dalle tecnologie che in questo momento non esistono o sono ancora in fase di sviluppo. Ad esempio, il 30 per cento degli attuali posti di lavoro negli Stati Uniti sono stati creati nel corso degli ultimi 25 anni. In realtà, è più facile capire quali attività saranno interessate dall'automazione piuttosto che prevedere i posti di lavoro che saranno creati nei prossimi anni.

I robot ci sostiuiranno?

Le tecnologie non solo creano o distruggono posti di lavoro, ma plasmano anche il nostro modo di lavorare. L’automazione provoca cambiamenti strutturali, aggiungendo nuove attività, o modificando quelle esistenti; inoltre, richiede che i dipendenti siano pronti a imparare.

Secondo i dati di Eurostat, il 21 per cento delle persone che lavorano tramite computer o apparecchiature computerizzate ritengono che le loro attività cambino dopo l’aggiornamento del software o un upgrade delle apparecchiature. Date le attuali tendenze occupazionali, il mercato del lavoro pretenderà sempre più dai lavoratori nei prossimi dieci anni: istruzione maggiore, forti competenze interpersonali, pensiero critico, ma anche una conoscenza almeno di base della tecnologia sarà sempre più cruciale. Mentre la domanda di lavoratori con qualifiche inferiori (addetti alle pulizie, cuochi ecc.) potrebbe aumentare, scopriremo che i posti di lavoro che richiedono operazioni manuali qualificate diventeranno meno desiderabili.

Il divario digitale in Europa

Un terzo della popolazione attiva nell'Unione europea ha poca o nessuna abilità digitale. Nello specifico, ci si riferisce al funzionamento di apparecchiature elettroniche, a software e applicazioni, oltre che alla capacità di ricerca, di elaborazione e di trasmissione delle informazioni.

Il Digital Economy and Society Indicator (Desi) mostra un forte contrasto tra alcuni paesi. La quota di popolazione economicamente attiva con competenze digitali di base o al di sopra della base varia da appena il 34 per cento in Bulgaria all’89 per cento in Lussemburgo.

La Polonia è uno degli Stati membri Ue con la più alta percentuale di persone totalmente prive di abilità digitali. Solo paesi come Portogallo, Romania e Croazia hanno risultati peggiori. Le competenze digitali sono particolarmente basse tra le persone con un basso livello di istruzione e senza istruzione, oltre che tra i disoccupati.

Analfabetismo digitale: può toccare anche i giovani

L’alfabetizzazione digitale è destinata a diventare sempre più essenziale nel mercato del lavoro nei prossimi anni. Già nel 2018, il 53 per cento delle imprese europee ha segnalato difficoltà a riempire i posti vacanti che richiedono l'uso di strumenti informatici (internet, smartphone, applicazioni di elaborazione dati, ecc.).

“Spesso anche i 40enni hanno problemi con il computer. A differenza di alcuni di vecchia generazione sanno come si accende un computer, ma le loro conoscenze si esauriscono qui. Diventa un problema scrivere una breve domanda in un elaboratore di testi o calcolare una semplice funzione su Excel", spiega Iwona Droździńska, esperta informatica che svolge workshop nell’ambito.

Il divario tra le persone con competenze digitali e gli specialisti essenziali per il mercato del lavoro continuerà a crescere. Ci sarà una carenza di persone in grado di utilizzare le tecnologie digitali in settori quali i trasporti, l’energia, la salute e la finanza. L'Europa deve attendersi una carenza di lavoratori qualificati in grado di soddisfare le nuove tendenze digitali.

Un'indagine della Commissione europea ha constatato che un datore di lavoro su sette (15 per cento) ritiene che il personale della sua azienda non sia completamente competente per quanto riguarda le attività digitali. E, alla luce dell’importanza che questo aspetto sta prendendo in diversi settori, potrebbe diventare un problema: circa il 90 per cento dei posti di lavoro richiedono già ora alcune abilità digitali.

Le grandi aziende investono sempre di più nelle nuove tecnologie, e questo si traduce direttamente in un aumento della domanda di dipendenti con competenze digitali. 

Abbiamo bisogno di più studenti di tecnologie informatiche e della comunicazione

Nonostante il previsto aumento costante del numero di laureati con competenze digitali, 14 stati membri Ue potrebbero trovarsi ad affrontare una carenza di risorse umane. Una soluzione potrebbe essere quella di stimolare e facilitare la mobilità degli studenti Ue. Tuttavia, anche nei paesi in cui ci si attendono delle eccedenze, la domanda di laureati con abilità digitali continuerà a crescere, ma sempre più lentamente. Se la digitalizzazione cresce in tutti i settori nell'Unione, anche i paesi con eccedenze di laureati potrebbero iniziare ad avere problemi.

La carenza di personale verrà colmata da robot?

Già ora (o nel prossimo futuro), i lavoratori manuali nei ristoranti fast food e nelle linee di montaggio in fabbrica potrebbero essere sostituiti da robot; stessa cosa per le professioni che si occupano di operazioni basiche di elaborazione dati (la creazione di una busta paga, per esempio) che potrebbero essere facilmente automatizzate grazie alle macchine e ai software disponibili. I dati dell’International Robotics Federation mostrano che il ritmo di automazione industriale è in fase di accelerazione anche nella maggior parte dei paesi sviluppati: nel 2016, esisteva una media di 74 robot per 10mila dipendenti. 

Appena un anno più tardi, questo dato è aumentato a 85 in tutto il settore manifatturiero. Quando si considera la robotizzazione a livello continentale, l'Europa vanta i più elevati livelli di densità di robot al mondo: 106 unità per 10mila dipendenti. In entrambe le Americhe, il dato è 91 unità ogni 10mila dipendenti, e in Asia è 75 unità.

Riguardo ai singoli paesi, è chiaro che la Corea del Sud ha il più alto tasso di crescita nel settore dell'automazione industriale. Nel 2017, i coreani avevano 710 robot industriali per 10mila dipendenti. Ciò è dovuto principalmente alle enormi esigenze nel settore dell'elettronica. La Germania, il paese più alto in classifica in Europa, è famosa per la sua industria automobilistica, in cui i robot sono ampiamente usati: hanno 322 robot per 10mila dipendenti. La Danimarca, con 230 robot, e l’Italia, con 190 robot, si posizionano al secondo e terzo posto in Europa.

Sebbene l'automazione stia inesorabilmente progredendo, così come le tecnologie basate sulla Intelligenza artificiale, i robot non potranno mai sostituire completamente le persone. Gli esperti sottolineano che ci sarà sempre bisogno di operatori umani con forti "soft skills" per introdurre l'elemento umano nel luogo di lavoro. I robot possono insegnarci molto, ma non potranno mai possedere coscienza o empatia.

 

Mercoledì, 04 Dicembre 2019

Testata/e:

BiQdata

Traduzione di:

Andrea Torsello | VoxEurop
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